10 luglio 2014 | 16:50

Ibm annuncia un investimento di 3 miliardi nella ricerca per i chip del futuro da applicare al cloud computing

Ibm ha annunciato di investire  3 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni in due vasti programmi di ricerca e sviluppo, che si propongono di identificare la tecnologia dei chip necessaria per soddisfare i requisiti posti dal cloud computing e le applicazioni  Big data.Si legge nel comunicato che questo è il primo programma di ricerca sula cosiddetta tecnologia del silicio a “7 nanometri e oltre”, che affronterà i problemi dei materiali  che attualmente limitano le   tecniche utilizzate per ridurre le dimensioni fisiche  dei semiconduttori e ostacolano la possibilità di realizzare i chip. La seconda si focalizza sullo sviluppo di tecnologie alternative per i chip dell’era post-silicio, con l’utilizzo di approcci totalmente diversi che, nell’opinione degli ricercatori Ibm e di altri esperti, si rendono necessari per via delle limitazioni legate all’impiego del silicio per la fabbricazione dei semiconduttori.
Le applicazioni del cloud computing e dei Big Data pongono nuove sfide ai sistemi, così come la tecnologia dei chip sottostante si trova ad affrontare numerosi limiti fisici significativi: la larghezza di banda,  la memoria, la comunicazione ad alta velocità e il consumo di energia dei dispositivi diventano sempre più critici e impegnativi.
I team comprenderanno ricercatori e ingegneri dei centri di Ricerca Ibm di Albany e Yorktown (New York), Almaden (California) e Zurigo (Svizzera). In particolare, Ibm coinvolgerà  suoi esperti nelle aree emergenti della ricerca già in corso in Ibm, come nanoelettronica al carbonio, fotonica del silicio, nuove tecnologie di memoria e architetture che supportano cognitive computing e quantum computing.
L’impegno di questi team sarà rivolto a migliorare di un ordine di grandezza le prestazioni a livello di sistema e dil calcolo e a ottenere più  efficienza dal punto di vista energetico. Inoltre, Ibm continuerà a investire nelle nanoscienze e nel quantum computing,  due aree di ricerca  fondamentali in cui Ibm si conferma pioniera da oltre trent’anni.  “La domanda non è se introdurremo la tecnologia a 7 nanometri nella produzione, ma come, quando e a quali costi?”, afferma John Kelly, senior vice President della Ricerca Ibm. “Gli ingegneri e i ricercatori  Ibm, insieme ai nostri partner, sono pronti per questa sfida e stanno già lavorando sulla scienza dei materiali e sulla progettazione dei dispositivi richiesti per rispondere ai requisiti dei sistemi emergenti per cloud computing, Big data e sistemi cognitivi. Questo nuovo investimento assicurerà la possibilità di produrre le innovazioni necessarie per affrontare queste sfide”. “La miniaturizzazione a 7 nm è oltre sta diventando una sfida difficile, che richiede una profonda competenza nella fisica e nei nanomateriali. Ibm è una delle poche aziende al mondo in grado di realizzare questo livello di ricerche e di ingegneria”, commenta Richard Doherty, director of technology, Envisioneering Group.

Ginni Rometty, ceo Ibm

Ginni Rometty, ceo Ibm