24 luglio 2014 | 10:08

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Prima Comunicazione n. 452 - Agosto 2014

Prima Comunicazione n. 452 – Agosto 2014

 

L’EDITORIALE

Tutti insieme a La7

“Se cinque anni fa qualcuno avesse detto che Santoro, Lilli Gruber, Mentana, Floris, Formigli sarebbero stati tutti insieme a lavorare in una stessa rete televisiva lo avremmo guardato come uno che dava i numeri… E invece eccoci qua. Tutti insieme a La7”. Lo dice Enrico Mentana, un po’ ironico e un po’ compiaciuto, davanti al pubblico degli investitori pubblicitari riuniti dalla Cairo Communication per la rituale presentazione dei palinsesti autunno-inverno dell’emittente. Sul palco, insieme a Urbano Cairo pimpante come un galletto, Mentana è arrivato a Milano per essere presente, lui che è il capofila delle firme ingaggiate da La7, al debutto del grande transfuga dalla Rai, quel Giovanni Floris la cui trattativa per il rinnovo del contratto a Viale Mazzini è stata trattata dai media quasi fosse una questione di vita o di morte per il Paese.

È noto che il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, guarda tutti come se fossero solo fonti di spesa e fastidi. Figurarsi cosa deve aver pensato quando gli si è presentato Beppe Caschetto, l’agente di Floris, per discutere il rinnovo del contratto del suo pupillo. Un match iniziato a ottobre all’insegna di “Giovanni vorrebbe fare di più” (rinnovare ‘Ballarò’ e condurre una striscia di informazione quotidiana) e finito come si è visto nel paniere di Urbano Cairo.

Peccato per la Rai, il cui star system con l’uscita di Floris è ancora più spiumato. Si calcola in 14 milioni il valore pubblicitario annuo di ‘Ballarò’, con un costo intorno ai 200mila euro a puntata, ai quali va aggiunto il contratto di 500mila euro di Floris. Un vero bocconcino, tanto che l’anno scorso Giancarlo Leone aveva tentato di portarselo a Raiuno, bloccato da Gubitosi.

Peccato però anche per Giovanni Floris che deve lasciare il grande patrimonio costruito con ‘Ballarò’ per aver aperto una trattativa nel momento sbagliato, come se non avesse capito come sono cambiati gli umori dei vertici di Viale Mazzini, travolti da emergenze economiche impreviste dopo la botta del prelievo dei 150 milioni di euro alle entrate da canone deciso dal governo Renzi. Si può immaginare il fastidio, per non dire la furia, del direttore generale della Rai solo a sentirsi proporre cambiamenti e aumenti di costi, mentre i bilanci appena risistemati gli si sbriciolavano tra le mani.

Del resto anche Floris aveva le sue buone ragioni: la formula di ‘Ballarò’, dopo dodici anni, sentiva l’usura del tempo e andava rinnovata. Com’è comprensibile che a 47 anni Floris volesse misurarsi con qualcosa di più traendone, tra l’altro, legittimi benefici economici. Mi dicono che per il primo anno aveva proposto di lavorare gratis per la nuova striscia quotidiana e poi, in caso di successo, chiedesse 150mila euro da aggiungere ai 500mila del suo contratto. Un mix improponibile alla Rai, peraltro oggi condizionata dal centrodestra molto più di quanto non si dica. Grazie all’indifferenza per il proprio ruolo dei consiglieri di centrosinistra, gli stimabilissimi Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi, a farla da padroni sono di fatto i rappresentanti di Forza Italia, capitanati da Antonio Verro, un politico di fiducia di Silvio Berlusconi a cui ‘Ballarò’ è sempre stato sullo stomaco e che oggi può brindare per essersi liberato in un colpo solo di quei “due rompicoglioni di Floris e Maurizio Crozza”.

E Urbano Cairo non può essere che contento per l’arrivo di Floris, che fa di La7 un’anomalia nello scenario televisivo nazionale, e non solo. Dopo aver assistito con distratta indifferenza all’evolversi convulso delle trattative in Rai, è saltato sulla preda appena si è presentata l’occasione propizia.

Caschetto, il cui rapporto con Cairo è sempre più intenso – entrambi sono ingegnosi e autentici self made men, con idee chiare sulla propria missione lavorativa – ha giocato il grande slam con Gubitosi, sicuro dell’opzione rappresentata da La7.
Alla presentazione dei palinsesti faceva una certa impressione veder sfilare sul palco a fianco di Cairo il meglio del giornalismo televisivo italiano dei nostri giorni. Oltre alle super star la squadra di La7 può contare infatti sulla bravura di Myrta Merlino, Alessandra Sardoni, Tiziana Panella, Daria Bignardi, Giulia Innocenzi, Gianluigi Paragone e Salvo Sottile, sempre che non me ne sia dimenticato qualcuno. E se da una parte c’è il rischio di un sovraffollamento da gestire con bravura, per l’editore c’è l’indubbio vantaggio di non essere condizionato dai capricci di qualche star che si ritenga indispensabile. Se poi si parla di conti, i programmi informativi hanno costi di produzione più bassi delle fiction o degli show di intrattenimento. Per questo motivo Cairo può investire sui giornalisti, come ha fatto con il contratto quinquennale di Floris.

A proposito di giornalisti tosti e combattivi voglio fare gli auguri a Paolo Panerai per i 25 anni del suo Mf. Vi immaginate il coraggio e la faccia tosta che ci voleva nel 1989 per lanciare un quotidiano economico finanziario in un Paese come il nostro? Ed entrare in concorrenza con Il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria? Panerai era un giornalista economico con le contropalle e ottimi agganci, ma è stata sicuramente una dura impresa a cui ne ha aggiunte altre per costruire la Class Editori, che adesso si è addirittura impegnata nel business dell’e-commerce con i cinesi. Un lavoro faticosissimo i cui segni si vedono sul volto di Panerai. Il volto di un editore che non ha mai smesso di combattere un po’ allibito dai tempi che stiamo vivendo.