Comunicazione, Televisione

25 luglio 2014 | 11:51

Le tv locali hanno sofferto maggiormente la crisi e senza i contributi dello Stato non sono in grado di offrire un buon servizio informativo

(ITALPRESS)  Nel 2012 ammonta a circa 9,5 miliardi di euro il valore complessivo dei ricavi generati dalle principali societa’ o gruppi societari operanti nel settore televisivo italiano. Mediaset e Sky si confermano i principali operatori privati con 5.6 miliardi di euro di ricavi su 6,7 miliardi realizzati con quote di mercato sostanzialmente equivalenti e costituiscono l’83,6% dell’intero comparto privato. Sono alcuni dei dati dello “Studio Economico del Settore Televisivo Italiano” di Confindustria Radio Televisioni e Osservatorio Nazionale delle Imprese Radiotelevisive Private in corso di presentazione a Roma. Dei 9,5 miliardi di valore complessivo 3,4 miliardi provengono dalla raccolta pubblicitaria e 6,1 miliardi dai servizi pay Tv, dal canone Rai e dagli altri ricavi. I ricavi del solo comparto televisivo privato, al netto di quelli della Rai, superano i 6,7 mld di euro e sono suddivisi in ricavi pubblicitari per 2,7 mld e altri ricavi per 4 mld. I ricavi delle societa’ private rappresentano il 71,2% del mercato nazionale e il loro totale e’ costituito per il 40% (47,3% nel 2011) dai ricavi pubblicitari e per 60% (52,7% nel 2011) dal mercato pay e dagli altri ricavi. Rispetto agli scorsi anni aumenta il divario tra le entrate pubblicitarie e quelle da attivita’ a pagamento a vantaggio di queste ultime. Dallo studio emerge come le Tv locali rappresentino complessivamente la terza forza del comparto televisivo dell’intero mercato, la quarta se si considera anche la Rai. La quota di mercato detenuta dalle Tv locali e’ pari al 7,1%, in calo rispetto al 2011 (8,3%). Salvo qualche eccezione, le imprese nazionali “medio piccole” presentano dati reddituali positivi a dimostrazione che la loro struttura dei costi, piu’ flessibile rispetto a quella dei grandi gruppi, consente di fronteggiare in modo piu’ adeguato le fasi di crisi. Le Tv locali presentano un indice di patrimonializzazione (49,6%) superiore alla media del settore. Circa un terzo dei dipendenti del settore privato trova occupazione nelle Tv locali (4.388 su 14.812). Con la Rai e il relativo indotto, il valore stimato si aggira sui 90 mila addetti. Il comparto delle Tv locali presenta un rapporto costo medio/ricavi superiore a quello del settore (31,9%). I soggetti operanti nel comparto dell’emittenza televisiva locale comprendono 405 societa’ di capitali e 93 societa’ a carattere comunitario che trasmettono a livello locale, provinciale, regionale e pluriregionale per conto proprio o di terzi rispettivamente 3.126 e 275 marchi di canali. Si tratta di un effetto della digitalizzazione che ha permesso di trasmettere un maggior numero di programmi. L’analisi dei dati riguarda solo le societa’ commerciali gestite da societa’ di capitali, le uniche tenute per legge a rendere pubblico il proprio bilancio: 339 per il 2012, pari all’84% delle societa’ di capitali e al 68% di tutto il settore televisivo locale (emittenti comunitarie incluse). I ricavi totali (pubblicitari e altri ricavi) delle 339 societa’ prese in esame nell’anno 2012 ammontano a € 480.951.103 di cui 329.752.250 euro provenienti dalla pubblicita’, 148.371.903 euro costituiti da altri introiti, inclusi i contributi statali e 2.826.949 da proventi finanziari.I ricavi medi di tutte le emittenti televisive locali si attestano a 1,418 milioni di euro (1,465 mln nel 2011). Dopo una costante fase di crescita del mercato, che aveva trovato un consolidamento negli anni immediatamente precedenti alla digitalizzazione, negli ultimi cinque anni le Tv locali hanno perso 95 milioni di euro di ricavi ritornando sotto quota 500 milioni e riportando il comparto indietro di ben 8 anni. Pur essendo dati riferibili a un numero di emittenti variabili, sono significativi dell’andamento generale del settore. I ricavi pubblicitari delle 339 societa’ analizzate ammontano a 329.752.250 euro. Sul fronte occupazionale le Tv locali registrano una battuta di arresto significativa. Dopo la crescita costante dell’ultimo decennio (con l’eccezione del 2010), rispetto al 2011 il comparto registra un calo dell’occupazione del 13,8% pari a 705 unita’ lavorative in meno. Lo studio evidenzia come senza il sostegno dei contributi dello Stato le Tv locali non possano mantenere gli attuali livelli occupazionali e, di conseguenza, non possano offrire i servizi di informazione sul territorio approntati dalle redazioni giornalistiche locali in virtu’ dei quali tali contributi vengono erogati. Nell’arco di 12 anni il comparto delle Tv locali ha registrato una perdita di 92,6 milioni di euro. Le perdite dell’ultimo quinquennio denunciano come alla crisi generale del settore pubblicitario che ha colpito l’intero sistema televisivo, l’emittenza locale abbia sofferto in maniera particolare l’impatto della digitalizzazione che ha portato alla perdita di visibilita’ del comparto. La somma dei patrimoni netti delle 339 societa’ prese in esame e’ pari a 746.521.030 euro (569.522.769 nel 2011), il valore medio e’ pari a 2,2 milioni (1,6 milioni nel 2011). In termini assoluti si registra una variazione in aumento di 177 milioni di euro, un dato che evidenzia un’importante immissione di capitali da parte degli editori, verosimilmente coincidente con gli investimenti che le imprese hanno dovuto effettuare per la digitalizzazione delle reti. (ITALPRESS 25 luglio 2014).