Comunicazione, New media

22 agosto 2014 | 15:19

Cina: sui social censura sulle azioni collettive

(ANSA) Social media prigionieri del ‘Dragone’: in Cina viene censurato quasi il 40% dei post riguardanti raduni e manifestazioni di ogni tipo, nel tentativo di soffocare sul nascere ogni azione collettiva. A denunciare la ”più grande forma di soppressione selettiva della comunicazione umana mai registrata nella storia” sono i ricercatori dell’università di Harvard in uno studio pubblicato su Science.”I cinesi possono scrivere sui blog commenti al vetriolo riguardo ai loro leader più in vista senza timore della censura, ma se scrivono in merito ad una protesta in corso o addirittura una manifestazione filo-governativa, vengono censurati”, spiega il coordinatore dello studio Gary King. Esperto di sociologia e statistica, King ha provato a dar vita ad un nuovo social media nel Paese del Dragone per studiare dall’interno i meccanismi di funzionamento e gestione. Poi, con la sua equipe, ha dato vita ad un duplice esperimento online per smascherare l’attività delle decine di migliaia di censori cinesi. Per cominciare, i ricercatori di Harvard hanno scaricato i commenti postati sui social media cinesi prima che potessero essere revisionati dai censori, e poi hanno monitorato la loro permanenza sul web ricorrendo ad una rete di computer sparsi in diversi Paesi del mondo. Per mettere alla prova i filtri automatici usati dalla censura, i ricercatori hanno invece creato numerosi account in cento diversi siti social cinesi con cui hanno postato più di mille commenti su eventi di grande attualità. (ANSA, 22 agosto 2014)

Gary King (foto harvardmagazine.com)

Gary King (foto harvardmagazine.com)