02 ottobre 2014 | 10:30

“Per L’Espresso nessun piano di rilancio ma ancora tagli”: la protesta dei giornalisti

“Se da un lato ci viene chiesta disponibilità all’innovazione e al cambiamento, dall’altro l’azienda propone la solita minestra: tagli, tagli, e ancora tagli. Ancora oggi l’azienda – paventando ulteriori sacrifici su una redazione che ha già pagato l’assenza di scelte editoriali convincenti – non ha presentato nessun piano di rilancio. Nessuna visione del futuro del giornale”. Sono le parole dei giornalisti dell’Espresso contenute in una nota pubblicata ieri, giorno in cui il gruppo editoriale ha annunciato il cambio alla direzione del settimanale con Luigi Vicinanza al posto di Bruno Manfellotto. La redazione dell’Espresso è molto preoccupata e teme che la scelta di Vicinanza sia motivata da una serie di nuovi sacrifici. Come anticipato ieri da Primaonline.it, il nuovo direttore dovrà tagliare la foliazione del settimanale (a 100 pagine) e i giornalisti ritengono che ciò possa portare a interventi sull’organico.

Ecco la nota integrale firmata dai giornalisti dell’Espresso:

Questa mattina il presidente del Gruppo Espresso Carlo De Benedetti e l’amministratore delegato Monica Mondardini ci hanno convocato improvvisamente per annunciare il cambio repentino del direttore del nostro settimanale: Bruno Manfellotto verrà sostituito da Luigi Vicinanza.

I vertici dell’azienda e i direttori (uscente ed entrante) durante l’incontro hanno parlato delle difficoltà del conto economico del giornale e della necessità di «andare avanti a costi più ridotti possibile». Poi, salutando Bruno Manfellotto, il gruppo ha sottolineato l’impegno del direttore uscente nella “ristrutturazione” del giornale e ha chiesto a Luigi Vicinanza di «individuare nuove linee di intervento», proseguendo il «buon lavoro» ereditato da Manfellotto.

Dunque se da un lato ci viene chiesta disponibilità all’innovazione e al cambiamento, dall’altro l’azienda propone la solita minestra: tagli, tagli, e ancora tagli. “L’Espresso” è appena uscito da uno stato di crisi che ha portato al prepensionamento di 12 colleghi. Una ristrutturazione presentata come premessa al rilancio del settimanale, che invece non ha mai visto la luce. Manfellotto, addirittura, ha evidenziato che lo stato di crisi ha immobilizzato per due anni “L’Espresso” costringendolo «all’ordinaria amministrazione», quando invece il panorama editoriale avrebbe imposto sforzi e strategie straordinari.

Ancora oggi l’azienda – paventando ulteriori sacrifici su una redazione che ha già pagato l’assenza di scelte editoriali convincenti – non ha presentato nessun piano di rilancio. Nessuna visione del futuro del giornale. Né ipotesi di investimento sul più autorevole newsmagazine del Paese. Nessuna idea su come affrontare la burrasca che sta travolgendo il mondo dell’informazione.

Ci auguriamo, dunque, che non siano, ancora una volta, solo i giornalisti e i poligrafici a pagare gli effetti della crisi. In questo scenario a dir poco confuso sul futuro del settimanale, ci confortano le parole del presidente De Benedetti, che ha invece ricordato il «ruolo fondamentale de “L’Espresso” nella storia del giornalismo italiano». Aggiungendo che «in un momento così incerto per il Paese, questa storia si deve rinnovare mantenendosi forte e viva». Esattamente quello che noi chiediamo da anni all’azienda e ai direttori.

Con questo spirito salutiamo Bruno Manfellotto e facciamo gli auguri a Luigi Vicinanza.

L’assemblea de “L’Espresso”

L’editore avrebbe in mente di trasformare L’Espresso in un giornale più snello sul modello dell’Economist, centrato su analisi e inchieste di taglio soprattutto economico.