23 ottobre 2014 | 11:53

Il mondo dell’informazione ricorda Ben Bradlee, lo storico direttore del Watergate

E’ morto a 93 anni dopo una lunga malattia Ben Bradlee, il grande giornalista che per decenni ha diretto il Washington Post. Il suo eccezionale fiuto per la notizia gli fece siglare due successi storici: la pubblicazione dei ‘Pentagon papers’, ovvero le 7mila pagine di documenti top-secret sulla guerra in Vietnam, e il caso Watergate che portò alle dimissioni nel ’74 del presidente Nixon.

Ben Bradlee (foto Abcnews.com)

Ben Bradlee (foto Abcnews.com)

“Pochi giornalisti al mondo hanno avuto tanto peso da cambiare la storia”: così lo ricorda Anna Guaita in un articolo pubblicato oggi sul Messaggero. “Quando, dopo qualche anno a Newsweek, approdò al Washington Post, improntò gli anni della sua dirigenza proprio a queste caratteristiche: saper parlare ai potenti con il loro accento sofisticato, ma essere vicino alla gente comune”, scrive Guaita. “Ben Bradlee aveva fiuto e si fidò presto dei giovani cronisti, ma a sua volta era stata Katharine Graham ad avere fiducia in lui: rimasta vedova dopo il suicidio del marito, la Graham aveva ereditato quello che nel 1963 era un quotidiano cittadino, con poche ambizioni nazionali. Bradlee ne divenne prima caporedattore centrale e poi direttore, e in totale lo pilotò per 26 anni. E lo trasformò completamente. Il Washington Post divenne sinonimo di autorevolezza e affidabilità. Raddoppiò le copie e gli uffici di corrispondenza. Fu il primo ad avere l’ombudsman, il garante dei lettori, e il primo ad avere il dorso “Style”, presto imitato da tutti i giornali del mondo. Dopo la cura Bradlee, il WP era un giornale di respiro internazionale”.

“Aveva una macchina da scrivere mezzo scassata, un computer rudimentale, indossava una camicia inglese a strisce Turnbull&Asser, 250 sterline l’una, la sua divisa. Avevo visto per la prima volta Benjamin Bradlee, nato nel 1921 e scomparso ieri l’altro, nel suo ufficio di vetro al Post per un’intervista con il Corriere della Sera”, scrive Gianni Riotta sulla Stampa. “Era il 1991 e si accingeva a lasciare la direzione, assunta nel 1968. Di lì a pochi giorni, quando abbandonerà la carica, la redazione intera indosserà camicie a strisce per onorarlo. ‘Solo il Grande Gatsby e Bradlee avevano quelle camicie, Gatsby per tormento, Ben per allegria’ si diceva in giro”. E ancora: “Bradlee ha cambiato la Storia americana, non il giornalismo, la Storia della Repubblica gloriosa nata nel 1776, prima pubblicando i Pentagon Papers – carte segrete che smentivano la Casa Bianca sul Vietnam, malgrado le pressioni del presidente -, poi con l’inchiesta sul Watergate e sul tentativo di coprire lo scandalo, che portò alle dimissioni di Richard Nixon nel 1974″. “Non aver paura del potere, ma neppure di dire ‘Scusatemi, non ho capito bene’”.

Vittorio Zucconi su Repubblica lo racconta così: “Ben Bradlee, anzi Benjamin Crowninshield Bradlee nella dizione completa del suo nome da patrizio bostoniano, non inventò la professione, che preesisteva a lui e che gli sopravviverà, ma creò la mistica di un mestiere che con lui divenne ciò che mai era stato prima e forse non sarà mai più: quel ‘Quarto Potere’ capace di far tremare i governi”. “Bradlee era tutto ciò che un giornalista vorrebbe essere e quasi mai, se mai, riesce a essere, disposto a consumare tutto sull’altare di una passione maniacale. Non era nato per finire nelle allora fumose stanze delle redazioni fetide di tabacco e whisky a buon mercato, né per dirigerle”. E conclude: “Non si considerava, e non si sarebbe mai considerato un eroe, ma soltanto un accanito difensore del Primo Emendamento, della libertà di stampa. Con le sue dimissioni, nel 1991, gli sarebbero state risparmiate l’umiliazione e il declino della corazzata che aveva creato, oggi alla deriva tra edizioni digitali, carta, proprietà di miliardari arricchiti con le vendite online e smagrita alle poche pagine che hanno sostituito il delizioso pacco di inserti che nutrivano le domeniche dei lettori. L’ultimo grande scandalo, il caso Lewinsky, partì da un sito in Rete, mentre il Post dovette subire l’umiliazione di un Pulitzer restituito perché un magnifico reportage su un bambino di otto anni eroinomane risultò tutto inventato. ‘Una volta si usavano i soldi per fare i giornali, oggi si tenta di usare il giornalismo per fare soldi’ – disse prima di allontanarsi nelle paludi dell’Alzheimer – e tutto dipende dalla ‘fottutissima Wall Street. Che poi è soltanto un colossale casinò gestito da bari’. Non poteva esserci dunque più posto per uno come Ben Bradlee, professione giornalista”.

Il presidente Barack Obama, che lo scorso anno gli consegnò la medaglia della libertà, lo ha elogiato per aver aiutato gli americani a capire il mondo in cui vivono attraverso il suo giornalismo. “Per Benjamin Bradlee il giornalismo è stato piu’ di una professione: era un bene pubblico vitale per la nostra democrazia”, ha detto Obama. “Lo standard che ha fissato – per onestà, obiettività e il racconto meticoloso – ha incoraggiato molti altri a intraprendere la professione”. A ricordarlo anche Bob Woodward e Carl Bernstein, i due cronisti la cui inchiesta fece esplodere lo scandalo Watergate: “Un vero amico e genio”, hanno scritto sul Post.