28 ottobre 2014 | 10:03

La prima volta

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È cresciuto in mezzo alle migliori firme del giornalismo sportivo, ha ereditato a 32 anni il quotidiano che nello sport domina Roma e il centrosud, si muove con abilità nel mondo rovente del calcio. Roberto Amodei racconta la sua storia di editore del ‘Corriere dello sport’ in occasione dei novant’anni del giornale, che sta entrando pimpante in una nuova era.

L’EDITORIALE

Il futuro non aspetta
Se molti anni fa, quando progettavo di creare un giornale che raccontasse la comunicazione come tecnica di potere, mi avessero detto che mi sarei ritrovato a vivere in un mondo dove la voglia di comunicare ha assunto toni parossistici, probabilmente avrei rinunciato all’impresa. Troppa la confusione, troppe le contraddizioni, troppi i coinvolgimenti e gli stravolgimenti, al punto che separare la pula dal grano diventa sempre più arduo. Chi mai, a quell’epoca, avrebbe potuto solo immaginare un Papa che durante l’Angelus, sotto l’occhio inumidito di commozione di migliaia di fedeli in piazza San Pietro e di milioni di telespettatori in tutto il mondo, sventola la Bibbia per fare pubblicità al sacro testo pubblicato dai suoi amici delle Edizioni Paoline? O il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, l’affabile monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano allo Ionio, impegnato a Milano a presentare insieme ai dirigenti della rete i nuovissimi palinsesti di Tv2000 – la televisione di proprietà della Cei – a utenti e agenzie pubblicitarie?
I preti sono sempre stati potenti e abili comunicatori, come dimostra la vita millenaria della Chiesa cattolica, eppure lo stile e le pratiche erano ben altri e mai come ora si è assistito a un adattamento convinto alle forme e alle tecniche della comunicazione commerciale. Non bastasse, si avverte una dose inconsueta di allegra soddisfazione nel rompere gli schemi e gli stili paludati per condividere la vita degli uomini normali e fare evangelizzazione. Ho conosciuto bene i paolini, che fanno parte del nuovo filone dominante dei preti comunicatori, con i quali ho collaborato per realizzare, negli anni Sessanta, un giornale sulla pubblicità. Si chiamava il Millimetro e, con notevole preveggenza, raccontava il mondo allora ancora balbettante delle agenzie di pubblicità e dei loro clienti. Erano i tempi in cui, tra parrocchie e abbonamenti, Famiglia Cristiana superava il milione di copie di diffusione. Adesso è tutto più difficile (a me verrebbe da dire incattivito), come ricorda il direttore don Sciortino nell’intervista a pag. 78, ma i paolini non mollano, confortati dalla grande sintonia con papa Francesco.
A proposito di ostinazione, c’è l’ingegner De Benedetti che chissà quante volte, guardando sconsolato i conti devastati dell’Espresso, avrà avuto voglia di piantarla lì con la storica testata. Ma è pensabile di chiudere il giornale che è stato l’inizio di tutto e di cui il gruppo inalbera il nome sul proprio vessillo? Resistere limitando le perdite è stata dunque una saggia decisione, e per la prode battaglia è stato chiamato Luigi Vicinanza con il compito di rimettere in moto la squadra un po’ umiliata e depressa dei giornalisti dell’Espresso, eredi di coloro che fecero davvero grande il giornalismo italiano. Che clima e che tipi nelle piccole, fumose e affollate stanze della mitica redazione di via Po ai tempi della direzione di Eugenio Scalfari e poi di Livio Zanetti…
Un gustoso esercizio di memoria (dicono che succeda a chi invecchia) lo sto facendo mentre stiamo lavorando alla nuova edizione del ‘Grande libro della stampa e dell’informazione on line’ che sarà in edicola insieme a Prima il prossimo mese. Stiamo rileggendo e attualizzando le storie di quotidiani e periodici che pubblichiamo, un lavoro che riporta alla mente fatti e persone dimenticati e che, se mai ce ne fosse bisogno, ribadisce il ruolo sociale e civile che tuttora rappresenta l’informazione prodotta nelle redazioni dei giornali. Un’editoria in affanno che tuttavia dimostra una determinatezza, una voglia di resistere agli attacchi dei nuovi media digitali, cercando di trasformarsi utilizzando tutte le risorse tecnologiche per continuare a vivere sulla Rete on e off line. Un trend rapido e crescente che ha obbligato le certificazioni Ads e Audipress ad adeguarsi e a registrare anche i dati delle vendite delle edizioni digitali. Anche a noi sono sembrati logici un restyling grafico e una nuova scansione informativa per il ‘Grande libro 2014’, che per la prima volta apriamo alle testate d’informazione native sulla Rete.
E proprio come segno di tempi in cui tutto può succedere, arriva la notizia che Guido Veneziani, ex pubblicitario e adesso editore di tante testate popolari di gossip e stampatore, è in corsa per l’acquisto dell’Unità con la benedizione del Pd. Raccontiamo i dettagli della storia, acchiappata proprio mentre andiamo in stampa, a pag 30. Un’alleanza di cui non c’è da stupirsi: fin dai tempi del Pci la dirigenza del partito è sempre stata molto disinvolta nella gestione dei suoi affari editoriali.
Il digitale, Internet, le reti veloci sono la fissazione anche del sottosegretario Antonello Giacomelli che nel governo Renzi si occupa dei temi delle telecomunicazioni, delle televisioni e dunque anche della Rai. Dietro quell’aria paciosa da orso Yoghi, Giacomelli sta dimostrando la determinatezza di un bulldog. Lo hanno capito anche il governo americano e la Icann, abituati a fare i bulli con noi europei su Internet. E lo stanno capendo alla Rai sulla quale Giacomelli ha idee molto chiare, come racconta nell’intervista ad Anna Rotili (pag. 70). Attenzione, dice Giacomelli ai broadcaster: datevi una mossa verso l’innovazione e la convergenza con la Rete prima che sul mercato italiano calino come falchi i nuovi predatori di audience targati Netflix e simili. Perché il futuro non aspetta.

L’editoriale è sul mensile Prima Comunicazione n. 454 – Ottobre 2014