28 ottobre 2014 | 13:00

Gli ultimi giorni di Europa di carta: li racconta il direttore Menichini

Sabato 1 novembre esce in edicola l’ultimo numero cartaceo di Europa. In un post pubblicato oggi sul sito il direttore Stefano Menichini spiega che “il giornale continuerà a vivere sulla Rete, nella speranza che gli impegni pubblici a tenerlo in vita si concretizzino prima della chiusura definitiva decisa dal Cda e dai liquidatori”. Nei prossimi giorni il quotidiano passerà dall’essere “un organo di un partito ormai defunto a impresa editoriale che cerca una nicchia di autosufficienza”: “un percorso che dura da oltre due anni – spiega il direttore – da quando è stato chiaro che la formula del quotidiano diffuso in tutte le edicole del paese, pochi fogli e pochissimi lettori, era insostenibile, anacronistica, indifendibile in tempi di restrizione dell’intero mercato dell’editoria e di tagli alle risorse pubbliche”.

Ecco cosa scrive Menichini:

I prossimi giorni saranno i più difficili della transizione tentata da Europa. Da tradizionale quotidiano politico, con spazi e tempi definiti, a giornale online in sincronia con la velocità e l’estensione della rete. Da organo di un partito ormai defunto, in quanto tale sostenuto dai fondi pubblici sia pure in misura ormai ridottissima, a impresa editoriale che cerca una nicchia di autosufficienza. Da foglio “di area” senza legami formali con il Pd, a testata riconosciuta come “propria” dalla comunità democratica.

È un percorso che dura da oltre due anni, da quando è stato chiaro che la formula del quotidiano diffuso in tutte le edicole del paese, pochi fogli e pochissimi lettori, era insostenibile, anacronistica, indifendibile in tempi di restrizione dell’intero mercato dell’editoria e di tagli alle risorse pubbliche.

Lungo questo tragitto abbiamo trovato decine di migliaia di lettori nuovi, sulla rete, abbiamo cambiato modo di lavorare, abbiamo ridotto all’osso i nostri costi, siamo riusciti a mantenere intatto l’organico grazie a sacrifici condivisi.

Non abbiamo però trovato nuove risorse per andare avanti. Avremmo dovuto cercarle meglio, ma Europa è poco più di una redazione, non ha “testa” né struttura manageriale. Sicchè nella nostra transizione siamo arrivati al momento delle rinunce. Prevedibili, forse inevitabili, un po’ dolorose: il numero di Europa di sabato 1 novembre sarà l’ultimo che verrà stampato e diffuso nelle (poche) edicole dove ancora siamo in vendita.

Tagliamo l’ultimo cordone ombelicale con la carta. È un peccato, perché per undici anni è stato il nostro lavoro e la nostra passione principale. Ma doveva succedere.

Stefano Menichini

Stefano Menichini

Ciò che non deve succedere, che vogliamo assolutamente evitare, è che questa rinuncia sia solo l’anticamera della chiusura totale del giornale, anche sull’online, che i liquidatori hanno decretato nell’arco del mese di novembre, quindi entro termini brevissimi. I tempi sono stretti affinché si realizzino le condizioni per lavorare alla nuova Europa, senza che Europa di adesso perisca nel guado.

Se succedesse sarebbe un peccato. Certo, per lavoratori e famiglie innanzi tutto. Ma anche perché vorrebbe dire il fallimento di un tentativo genuino di riconversione, compiuto per di più puntando con largo anticipo su un’evoluzione della politica italiana che s’è effettivamente realizzata. Sarebbe una sconfitta per noi, ma francamente non solo per noi.

Tanti, nel Pd, si sono impegnati pubblicamente a tenere Europa in vita. Noi non siamo in attesa passiva: se e quando chi è disposto a sostenerci si presenterà davvero, potremo presentargli idee e progetti per il rilancio. Nel frattempo continuiamo a lavorare, a restare vigili, a informarvi, con le ultime macchie di inchiostro sulle dita.