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31 ottobre 2014 | 11:13

Il mondo della tv è sempre più proiettato sull’online. Netflix e gli scenari in arrivo nel Rapporto ItMedia (INFOGRAFICA)

Il mondo della tv sempre più proiettato sull’online, ma un’Europa e un’Italia ancora impreparate alla grande rivoluzione del multimediale. E’ quanto racconta il XII Rapporto annuale ItMedia Consulting (pdf), presentato oggi insieme alla Fondazione Einaudi alla Federazione Nazionale della Stampa nel corso del convegno ‘La svolta digitale’.Nel 2013, racconta il Rapporto, il mercato televisivo europeo e’ cresciuto di un modesto 0,4% (contro la media del +3% registrata dal 2004) toccando i 95,5 miliardi di euro totali. A calare sono soprattutto gli investimenti pubblicitari (-1,6%, per 30,4 miliardi) mentre gli spot video online crescono del 45% fino a quota 1,2 miliardi. Stretta dalla concorrenza del web è anche la pay tv che inizia a rallentare (ricavi per 43,6 miliardi, +1,5% rispetto al 2012) pur rimanendo il driver del mercato con indici di penetrazione che in Inghilterra e Francia toccano il 63% e 61% (Italia 35%, Spagna 23%, Germania 17%). C’è’ poi la frammentazione dell’audience sui canali tematici e multicanali (in Inghilterra penetrazione del 47%, in Italia 37%), che in Europa raccolgono fino al 60% del mercato (in Italia anche il 25% di pubblicità). E la tendenza del 2014 mostra un pubblico che quotidianamente guarda video anche online (tra i top 5 l’Italia è prima con il 33%). In Inghilterra addirittura il 40% degli internauti dichiara di recuperare la tv che ha perso su internet.

Antonio Martusciello (foto Formiche)

Antonio Martusciello (foto Formiche)

In questo quadro, l’Italia appare stretta tra ritardi infrastrutturali, di assetto e normativi. “La prima domanda – esordisce il Commissario per l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Antonio Martusciello – è se la divisione del mercato tra pay e free sia ancora valida. Netflix, ad esempio, dove va considerata? Questa è la nuova dicotomia per la giurisdizione, altrimenti avremo operatori con prodotti simili soggetti a obblighi e normative diverse”. Ma in Italia, sottolinea il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, “i numeri di Netflix la rete telefonica non sarebbe neanche in grado di gestirli. Bisognerebbe intervenire e allora si deve prima decidere cosa far pagare allo Stato e cosa invece agli Over the top”. Con un occhio al web, intanto, va riorganizzata anche la Rai. “La centralità oggi – dice Gubitosi – non è più delle reti, come siamo organizzati noi, in verticale, ma degli argomenti, in orizzontale, come il web. Questo è il grande sforzo che l’azienda deve fare”. Basta internet senza regole, è l’appello di Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, che sul web punta sempre di più con 91 miliardi di video caricati e 22,5 milioni di download di app. “Non vogliamo mettere nessun bavaglio – dice – ma non possiamo neanche attendere che l’Europa impieghi 3-4 anni per rivedere le direttive. Se non le stesse regole, servono gli stessi principi uguali per tutti. Intanto – aggiunge – noi ci avviamo alla richiesta di un ‘re-trasmission film’ a chi utilizza i nostri contenuti senza contratto: come in Germania, possono metterli online, a patto che anche per noi ci sia un tornaconto”. “Tutte le aziende oggi dovrebbero considerare il digitale come core business”, dice Alessandro Araimo, COO di Discovery Sud Europa, ma, aggiunge Stefano Ciullo, direttore degli Affari Istituzionali di Sky Italia, “una regolamentazione uguale per tutti sarebbe un po’ irrealistica”. “Le istituzioni faticano ancora a seguire il mercato e i suoi protagonisti – ammette il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli – Serve fare sistema paese, ma poi l’Europa deve partire da una consapevolezza condivisa. Nei prossimi giorni sarò in America. Su questo tema, dobbiamo portare gli Stati Uniti a parlare con l’Europa come un unico soggetto politico, come un modello che non è uguale a quello degli States. La priorità – conclude – deve essere il punto di vista dell’utente. E penso anche che l’Europa si debba presto interrogare sull’utilizzo dei big data, il vero petrolio del futuro”. (ANSA).