07 novembre 2014 | 8:45

In Germania l’editore Axel Springer si è arreso a Google. Senza Big G il traffico delle news online è crollato

(Wired.it) Il più grande editore tedesco, Axel Springer, ha deciso di porre fine alla propria scelta temporanea di impedire a Google di visualizzare nelle proprie pagine del servizio News frammenti di articoli protetti da copyright. L’esperimento – durato appena due settimane – si è fin da subito rivelato fallimentare, nel senso che ha causato il crollo del traffico sui quattro siti gestiti dall’editore coinvolti nella prova: welt.de, computerbild.de, sportbild.de e autobild.de.

Ora quindi la Springer darà di nuovo a Google la possibilità di visualizzare gli articoli tra i risultati forniti dal motore di ricerca. L’amministratore delegato Mathias Doepfner ha dichiarato che la Springer si sarebbe auto-esclusa dal mercato se avesse perseguito nella sua linea di richiedere a tutte le società straniere (fra cui soprattutto Google) di pagare un costo di licenza per poter mostrare la preview dei propri contenuti.

Mathias Dopfner, ceo di Axel Springer  (foto Faz)

Mathias Dopfner, ceo di Axel Springer (foto Faz)

Gli editori di molti Paesi europei, fra cui Germania, Francia e Spagna, hanno fatto pressione sui governi per l’approvazione di nuove leggi nazionali sul copyright che obbligassero gli aggregatori di contenuti a pagare i diritti di licenza – la cosiddetta Google Tax – quando mostrano frammenti di articoli protetti dal diritto d’autore.

Secondo quanto previsto dalla legislazione tedesca a partire dall’anno scorso, gli editori possono proibire ai motori di ricerca di utilizzare i propri articoli (e quindi, dicono, di capitalizzare il lavoro di altri, come spiega The Verge), se non visualizzandone il solo titolo. E la settimana scorsa un gruppo di circa 200 editori tedeschi, tra cui Springer, ha deciso di approfittare della norma vietando alla società di Palo Alto di rendere disponibili testo e immagini delle pagine protette da copyright. Nel frattempo Google ha rispettato la normativa, ma ora richiede che gli editori che intendono fare retromarcia diano un permesso esplicito alla società, in modo da evitare qualunque eventuale protesta o azione legale.

Proprio la settimana scorsa anche la Spagna ha approvato una legge simile a quella tedesca, che concede agli editori il diritto di imporre il pagamento di una licenza a Google News e agli altri servizi simili.

http://www.wired.it/attualita/media/2014/11/06/editore-spinger-google-news/