02 dicembre 2014 | 10:21

Il magnifico squalo

Il nuovo numero di Prima è in edicola e su tablet!
Allegata la nuova edizione de ‘Il grande libro della stampa italiana e dell’informazione online’.

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Rupert Murdoch ride felice per il successo della sua 21st Century Fox e per la nascita della grande Sky europea. E dice di voler “cogliere nuove opportunità per portare agli spettatori di tutto il mondo un’unica e potente narrazione”.

L’EDITORIALE

‘La Stampa’ e ‘Il Secolo XIX’ costruiscono il loro futuro
Ci apprestavamo a chiudere questo numero di Prima e a cambiarci la settima e sudatissima camicia, quando abbiamo saputo che Mario Calabresi, direttore della Stampa, e Alessandro Cassinis, suo omologo al Secolo XIX, hanno incontrato le rispettive redazioni  (Calabresi è andato anche a Genova) per spiegare nel dettaglio l’ambizioso progetto che mira a disegnare il futuro delle due testate sotto la bandiera di Italiana Editrice Spa, la nuova realtà editoriale che domina il mercato dell’informazione del Nordovest. La notizia non è da poco e tanto meno limitata ai confini regionali, anzi dà il senso di quanto la realtà del mondo editoriale italiano sia magmatica e complessa, come del resto emerge in modo molto evidente e interessante dal Grande Libro della Stampa italiana e dell’informazione on line che alleghiamo a questo numero e che presenta lo stato dell’arte delle aziende e delle testate, dei loro direttori e degli editori.
Torniamo al duo Calabresi-Cassinis, che ha raccontato l’idea di creare un flusso sinergico di servizi tra Stampa e Secolo XIX negli ambiti delle pagine di politica nazionale, esteri, economia e sport (ne resta esclusa la cultura perché quella della Stampa conserva un sapore tipicamente piemontese e difficilmente esportabile).
A chi temeva che La Stampa potesse vampirizzare Il Secolo XIX ha risposto risoluto Cassinis: “Il Secolo XIX deve mantenere il sapore di basilico”, senza il quale si assisterebbe a un prevedibile esodo del lettorato ligure così legato all’immagine, all’idea e al “sapore di basilico”, appunto, che emanano dalle pagine del quotidiano fondato da Ferruccio Macola nel 1886. Per non dire che firme del Secolo, come quelle di Giampiero Timossi o di Paolo Crecchi, molto apprezzate anche nel Regno sabaudo con ogni probabilità verranno ospitate anche sulle pagine della Stampa.
C’è da chiedersi però come verrà organizzato questo lavoro, che non ha nulla di casuale ma che è molto strutturato. Come prima mossa un caporedattore del Secolo verrà destinato a Torino come interlocutore e snodo degli interessi informativi genovesi rispetto al prodotto piemontese, mentre ogni mattina La Stampa invierà a Genova una scaletta dei temi e dei servizi che prevede di trattare. In fine mattinata il direttore del Decimonono, assieme al suo gruppo dirigente, renderà note le proprie scelte e prenoterà il menu riservandosi di approfondire, secondo gli interessi strettamente locali, quei temi che vengono affrontati su un piano nazionale. Tutto il transito della produzione editoriale da una testata all’altra sarà facilitato dalla condivisione del software editoriale Méthode. Quel che hanno detto e ripetuto i due direttori è che l’interesse è quello di potenziare le due testate e non distruggerne una a (presunto) vantaggio dell’altra. Tanto che a febbraio Il Secolo inaugurerà un restyling che prevede una riduzione del formato, ma il mantenimento della propria identità grafica, con un aumento della foliazione di otto pagine (comprese due di economia del porto che erano state ridotte a mezza pagina nella gestione precedente).
Da parte sua, La Stampa ha fissato per il 10 dicembre una rivisitazione grafica per alleggerire i servizi, renderli più leggibili e far sì che la lavorazione ne risulti meno laboriosa.
Il mondo dell’informazione si sta interrogando su temi che non riguardano solo la transizione al digitale, ma anche i contenuti, i modi di rappresentarli e raccontarli. Ne parla Ulrik Haagerup, capo dell’informazione della Danish Broadcasting Corporation, in ‘Constructive News’, un’analisi accurata e tosta che mette in guardia il mondo dei media dalla tendenza distruttiva a cui sembrano essersi votati. Il giornalista danese si interroga su quale sia oggi il nostro ruolo rispetto alla società e al nostro pubblico e si risponde – qui sintetizziamo, ma il ragionamento è ricco e fruttifero e vale la pena di essere letto dalla prima all’ultima pagina – che è necessaria una informazione ‘constructive’, partendo da una critica al modo di lavorare dei media all’insegna della negatività e superficialità che hanno effetti devastanti sui comportamenti sociali.
Haagerup cita tra l’altro un episodio esemplare con due protagonisti di tutto rispetto: il compianto Steve Jobs e Rupert Murdoch. Un anno prima che Jobs morisse, l’australiano era andato da lui per parlare di come Apple avrebbe potuto aiutare gli editori a vendere i loro prodotti on line. Jobs era stato duro quanto preveggente e aveva messo sull’avviso lo Squalo dal continuare a insistere su un tipo di giornalismo ad alto tasso di distruttività (fatto di scandali, scoop costruiti, odio per i nemici politici). Un anno dopo esplodeva lo scandalo di News of the World che c’è mancato poco facesse fuori Murdoch, suo figlio James e il loro business in Inghilterra. Ricordiamo tutti il volto devastato del grande magnate davanti ai freddi giudici inglesi. Se non fosse che poi lo Squalo si è rivelato all’altezza del suo soprannome e con una energia formidabile è riuscito a riprendere in mano il timone. Che è ciò che raccontiamo nella nostra storia di copertina.