10 dicembre 2014 | 9:02

Come si comportano gli Over the Top quando diventano editori di giornali? (Corriere.it)

(Corriere) Quando gli Over the Top diventano editori di giornali…di Edoardo Segantini.
Come si comportano gli Over the Top (Ott) quando diventano editori di giornali? La risposta non è univoca e le esperienze in corso suggeriscono differenti considerazioni.Il mese scorso, la crème della politica americana si è riunita per festeggiare i cento anni del magazine The New Republic, acquistato dal cofondatore di Facebook, il ventottenne Chris Hughes, con la partecipazione dell’ex presidente Bill Clinton e altri notabili di primo piano.

Chris Hughes (foto Adweek)

Chris Hughes (foto Adweek)

Meno di un mese più tardi, la prestigiosa rivista politica è sull’orlo del caos per effetto di un vero e proprio esodo di grandi firme e redattori senior nel giro di ventiquattr’ore. I giornalisti lasciano la testata in polemica con lo stile di management della Silicon Valley, che, a loro giudizio, non rende un buon servizio al giornalismo.

Perché la protesta? Tre, secondo la cronaca del Financial Times, le ragioni: Hughes e Guy Vidra, il nuovo amministratore delegato, hanno sostituito il direttore, Franklin Foer, annunciato un piano per ridurre la periodicità della rivista e anticipato l’intenzione di spostare da Washington a New York la redazione principale. Il programma, hanno detto i nuovi proprietari, è quello di fare dell’azienda una media company integrata verticalmente.

Progetti che evidentemente non piaciono a una comunità professionale orgogliosa della propria influenza culturale e consapevole del proprio prestigio, che peraltro aveva salutato l’arrivo di Hughes nel 2012 con grandi speranze di sviluppo e di transizione all’era digitale di cui Hughes è un celebrato esponente. L’ottimismo era legato anche al fatto che Hughes, nel 2008, era stato uno degli artefici della “strategia digitale” che aveva portato Obama alla Casa Bianca.

Quello di The New Republic non è il primo caso di rottura tra Ott ed esponenti dei media. Nell’ottobre scorso un famoso giornalista, Matt Taibbi, aveva lasciato il nuovo gruppo editoriale online First Look Media, creato dal fondatore di eBay Pierre Omidyar con un investimento di 250 milioni di dollari, dov’era stato assunto per creare una nuova testata online sulla corruzione politica e finanziaria.

Accanto a queste esperienze, dominate dal contrasto tra il “vecchio” e il “nuovo” mondo, ce ne sono altre, di segno indubbiamente più positivo. Al momento, ad esempio, la presenza di Jeff Bezos come editore del Washington Post, il più autorevole quotidiano americano con il New York Times, non ha sollevato che soddisfazione e lodi. “Visto da fuori – dice un analista di media – Bezos sembra molto rispettoso di ciò che i giornalisti indipendenti fanno, e anche impegnato a dar loro i mezzi finanziari per farlo sempre meglio”.

Ciò non significa, naturalmente, che chi ha avuto successo in Internet sappia fare anche buona editoria. Ogni industria ha le sue regole, e i migliori sanno rispettarle. In fin dei conti, comunque, ciò che colpisce è l’interesse dei potentati del web a mettere soldi, e tanti, nell’informazione professionale. Segno che il giornalismo è tutt’altro che finito.

http://estory.corriere.it/2014/12/09/quando-gli-over-the-top-diventano-editori-di-giornali/