Comunicazione, New media

10 dicembre 2014 | 17:19

Autorità privacy ai big delle applicazioni: Informate gli utenti sui loro dati

(ASKANEWS) Le Autorita’ per la privacy raggruppate nella rete internazionale del Global Privacy Enforcement Network (GPEN) hanno chiesto alle piattaforme che propongono app su smartphone e tablet di obbligare gli sviluppatori ad informare gli utenti, prima che questi scarichino le app, sugli eventuali dati personali che verranno raccolti e sul loro uso.

Le autorita’ del network – nato per rafforzare la cooperazione tra le autorita’ della privacy di tutto il mondo e di cui il Garante italiano fa parte – hanno sollevato la questione in una lettera aperta inviata a sette marketplace (Apple, Google, Samsung, Microsoft, Nokia, BlackBerry e Amazon) sollecitandoli ad assicurare precise garanzie a protezione dei dati degli utenti che usano le applicazioni mobili. “Mettere a disposizione degli utenti una informativa prima del download e’ fondamentale per la tutela dei diritti, perché consente alle persone di decidere liberamente e consapevolmente, prima dell’installazione, se permettere l’uso dei propri dati o meno. Senza questa informazione, gli utenti sono esposti ad una raccolta massiccia a loro insaputa”, sottolineain una nota Antonello Soro, presidente dell’Autorita’ per la protezione dei dati personali”.
“Le app ci semplificano la vita – continua Soro – ma ad esse concediamo di accedere, troppo spesso inconsapevolmente, ad un numero sempre piu’ ampio di dati personali anche molto importanti: non solo la rubrica telefonica o le foto, ma anche la posizione geografica, oppure, come nel caso delle app a carattere medico, dati sanitari. Il rischio – conclude il presidente del Garante – e’ un monitoraggio digitale permanente al quale ci stiamo via via assuefacendo”.

La raccomandazione del network segue la “indagine a tappeto” (“sweep”) promossa dal GPEN in primavera, i cui risultati hanno destato molta preoccupazione tra i Garanti per la privacy: molte delle app piu’ scaricate dagli utenti chiedono infatti l’accesso ad una gran quantita’ di dati senza spiegare adeguatamente per quali scopi queste informazioni sarebbero state usate. Su un totale di oltre 1.200 applicazioni esaminate in tutto il mondo appena il 15% risulta dotato di un’informativa privacy realmente chiara. Nel 59% dei casi e’ stato difficile per le Autorita’ di protezione dati reperire un’informativa privacy prima dell’installazione.( Askanews, 10 dicembre 2014).