11 dicembre 2014 | 15:53

Greco (Anes): “La chiusura di Google News in Spagna non è una buona notizia”. L’Istituto italiano per la privacy: “Decisione giusta ma terribile”

“La chiusura di Google News in Spagna non è una buona notizia”, commenta Antonio Greco, presidente di Anes (l’Associazione nazionale dell’editoria periodica Specializzata), in merito alla decisione di Google di spegnere Google News in Spagna a seguito della nuova legge sul copyright che prevede un pagamento obbligatorio da parte degli aggregatori di contenuti.

Antonio Greco

Antonio Greco

“E’ evidente – dichiara Greco – che la tutela della proprietà intellettuale sia un diritto irrinunciabile che va difeso con forza, ma non è certamente con misure protezionistiche che si aiutano gli editori nella transizione al digitale. Peraltro i motori di ricerca e gli aggregatori  di contenuti rappresentano una fonte di traffico e un’occasione di visibilità per i prodotti editoriali a cui non è più così scontato rinunciare. Troviamo piuttosto regole più chiare e condivise per evitare la riproduzione selvaggia e incontrollata dei contenuti da parte degli aggregatori”.

L’avvocato Luca Bolognini, presidente dell’Istituto Italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati, commenta così la decisione: “E’ stata una scelta giusta e, a mio avviso, condivisibile, seppur terribile per gli utenti: i rischi legali, per Google, nel continuare a tenere accese le News in Spagna erano troppo alti, vista la legge che entrerà in vigore da gennaio 2015 che di fatto impedisce il diritto di citazione delle notizie. In Europa abbiamo legislazioni obsolete, assai analogiche e ben poco digitali, che non tengono conto del ruolo cruciale svolto da motori di ricerca e aggregatori a favore del pluralismo dell’informazione. Da anni, come Istituto, ci occupiamo del delicato confine tra privacy, proprietà intellettuale e libertà d’informazione: e ora, mentre Google chiude un servizio utilissimo perché costretta a farlo da regole d’altri tempi, tutti gli utenti spagnoli saranno più poveri di idee e di notizie. E speriamo non sia la prima di una serie di chiusure del servizio in altri Stati Ue.”

Bolognini aggiunge: “Proprio oggi, l’Istituto Italiano per la Privacy e la Valorizzazione dei Dati pubblica uno studio internazionale sugli effetti dei motori di ricerca sul pluralismo dell’informazione, nel quale si dimostra oggettivamente sia sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali, sia dal punto di vista econometrico, che i search engines e gli aggregatori di notizie sono formidabili abilitatori del pluralismo, specialmente a favore dei piccoli editori. Leggi come quella spagnola o anche come quella italiana, che impone di includere nei mercati SIC regolati da Agcom anche i motori di ricerca, sono irragionevoli perché trattano i motori al pari degli editori, quando in realtà essi sono solo abilitatori e ‘incrementatori’ di pluralismo e di accesso all’informazione. Anche sentenze come quelle della Corte di Giustizia sul caso Google Spain non sembrano pienamente comprensibili, perché scindono l’interesse pubblico alla notizia dal nostro diritto di ricercarla on line, così limitando di fatto la libertà d’informazione di tutti noi utenti. La politica dovrebbe occuparsi di questi temi, per non isolare i cittadini europei dal resto del mondo libero”.