13 dicembre 2014 | 22:26

Ora gli editori spagnoli di giornali chiedono al governo di impedire la chiusura di Google News

La vicenda della ‘Google tax’ spagnola prosegue tra polemiche e colpi di scena.
L’ultimo è l’appello degli editori di giornali che chiedono alle autorità nazionali ed europee di intervenire contro la decisione di Google di chiudere Google News in Spagna dopo l’approvazione della discussa riforma della legge sulla proprietà intellettuale.
Per capire il senso e la portata di queste ultime mosse vale la pena di ripercorrere le tappe dell’intricata e per molti versi paradossale vicenda.

Luis Enríquez Nistal, presidente dell’Aedes, l’associazione degli editori di giornali spagnoli

Il 22 luglio 2014 il Parlamento spagnolo approva una controversa riforma della legge sulla proprietà intellettuale, la legge Lassalle. Una norma, fortemente voluta dall’Aede, l’associazione spagnola degli editori di giornali, impone a tutti gli editori di esigere (che lo vogliano o no) il pagamento di un compenso da parte degli aggregatori di contenuti – primo fra tutti Google News – per le citazioni, anche brevissime, degli articoli dei giornali. La norma, soprannominata dagli spagnoli ‘canon Aede’, entrerà in vigore il 1° gennaio 2015.
Il testo della legge viene pubblicato sul Boletín Oficial del Estado (la gazzetta ufficiale spagnola) il 5 novembre.

Richard Gingras, head of news products di Google (foto Knight Stanford)

L’11 dicembre Richard Gingras, responsabile di Google News, annuncia sul blog europeo di Google la decisione di chiudere, a partire dal 16 dicembre, Google News in Spagna e di ritirare le notizie degli editori spagnoli dalla 70 edizioni dell’aggregatore di notizie presenti nel mondo.
Il ministero della Cultura spagnolo replica il giorno stesso con un comunicato in cui si afferma che l’applicazione della cosiddetta Google tax andra avanti secondo la tabella di marcia stabilita e che presto saranno varati i regolamenti di attuazione della nuova legge.

Il ministro spagnolo dell’Educazione, cultura e sport, José Ignacio Wert

Nel comunicato del ministero si precisa che nonostante la chiusura di Google News l’accesso all’informazione su Internet è comunque garantito: sia accedendo direttamente ai siti web dei media, sia come risultato dell’indicizzazione dei contenuti sui motori di ricerca.
Il giorno dopo, il 12 dicembre, gli editori dell’Aede rivolgono un appello al governo spagnolo e all’Unione europea per evitare la chiusura di Google News, perché questa decisione, “vista la posizione dominante sul mercato, avrebbe conseguenze negative per i cittadini e le imprese”. Gli editori chiedono l’intervento delle istituzione spagnole ed europee e delle autorità garanti della concorrenza per “tutelare in maniera efficace i diritti di cittadini e imprese”. L’Aede – conclude il comunicato – ”ha sempre cercato di negoziare con Google accordi di reciproco interesse e continuerà a farlo anche per quanto riguarda l’attuazione della nuova legge spagnola sulla proprietà intellettuale”.

Arsenio Escolar, direttore di 20 minutos

Non tutti gli editori e i giornali sono sulle posizioni dell’Aede.
20 minutos, ad esempio, pubblica sul suo sito una lettera ai lettori, firmata dal direttore Arsenio Escolar, in cui si afferma che il giornale si è opposto fin dal primo giorno alla nuova legge sulla proprietà intellettuale e che per questo ha aderito alla coalizione Pro Internet, assieme a Google e ad altre aziende, istituzioni, gruppi e persone.
Il commento più fulminante l’ha fatto su Twitter il direttore delle operazioni digitali del gruppo editoriale Hola, Javier Esteban: “La vera Google tax è quella che alcuni media pagheranno a Google attraverso gli AdWords per compensare la perdita di un traffico che prima era gratis”.
La storia ovviamente non finisce qui: il seguito alle prossime puntate.