Editoria

16 dicembre 2014 | 10:55

Il Cda di Carocci editore: “Nessun ridimensionamento ma rilancio del marchio. Piano basato su esternalizzazione”

(ANSA) “Ci è dispiaciuto che si sia voluta attribuire alla proprietà una deliberata volontà di ridimensionare, se non addirittura di cancellare, la casa editrice romana. Laddove tutte le iniziative messe in campo negli ultimi tre anni stanno a testimoniare la volontà di potenziamento e di rilancio del marchio che ha sempre guidato le scelte di questi anni”. E’ quanto si legge in una nota del cda di Carocci editore, diffusa dopo le polemiche per la decisione di licenziare 17 dei 32 dipendenti e l’appello di alcuni intellettuali per la sopravvivenza della casa editrice. “Nei giorni scorsi – spiega la casa editrice – la notizia del piano di ristrutturazione aziendale che riguarda Carocci ha suscitato molto interesse nei media. Da più parti sono arrivate parole di stima per la qualità del lavoro dell’editore. Sono parole che ci hanno fatto piacere e che sentiamo sinceramente di condividere. È stata, infatti, proprio la convinzione dell’importanza del ruolo svolto da Carocci a spingerci alla decisione d’intervenire con il piano industriale presentato mercoledì scorso, il cui tratto principale consiste essenzialmente nella esternalizzazione del lavoro redazionale”. “Una scelta, com’è noto – prosegue la nota -, praticata dalla maggioranza degli editori italiani sin dalla fine degli anni novanta. La lunga recessione ha inciso pesantemente anche nel nostro paese sul consumo librario, fino a quel momento rimasto sostanzialmente stabile. A rendere questo quadro ancora più complesso, infine, si aggiungano l’intensità e la rapidità della trasformazione tecnologica indotta dalla rivoluzione digitale”. “In tale contesto – si legge ancora -, il fatturato consolidato è passato dalla fase stagnante degli anni 2008-2011 alla fase di contrazione: come tutti gli editori italiani, Carocci editore ha visto decrementare il proprio fatturato del 15% nel triennio 2012-2014. Con ogni evidenza, un fatturato pari all’incirca a cinque milioni, nonostante lo straordinario risultato ottenuto nel contenimento di tutte le linee di costo, non consente più una marginalità tale da sostenere una struttura organizzativa invariata rispetto al periodo pre-crisi”. (ANSA, 15 dicembre 2014)