Protagonisti del mese

24 dicembre 2014 | 10:37

L’ex Bridget Jones d’Abruzzo

Come Lina Palmerini si è trasformata da timida ragazza di Chieti a notista politica del Sole 24 Ore richiesta da tutti i talk show della televisione

Sta diventando la prezzemolina della tivù? Lei fa spallucce e invece di fare la preziosa come tante sue colleghe che se la tirano, confessa: “Mi piace andare in televisione, mi diverte”. E allora vai con la telecamera, gli inviti fioccano: ‘Otto e mezzo’, ‘diMartedì’, ‘Linea notte’, RaiNews 24, ‘In onda’, ‘Omnibus’ e ogni talk politico, di mattina o di sera, bussano al telefono di Lina Palmerini. Pronto? È Lilli Gruber. Pronto? È Maurizio Mannoni. Pronto? È Giovanni Floris. Tutti la cercano perché sa trattare di politica e di economia senza mai scadere nella banalità, perché rappresenta una testata prestigiosa come Il Sole 24 Ore e perché alla competenza unisce una presenza che definisco accattivante per non passare per un bieco sessista o per non assomigliare a Maurizio Milani, il comico che nella sua spassosa rubrica ‘Innamorato fisso’ sul Foglio ha scritto il 27 agosto scorso: “L’altra sera mi ero addormentato su un divano di dubbia provenienza. Avevo la tivù accesa. Mi sveglio e c’era ‘Linea notte’, ospite Lina Palmerini del Sole 24 Ore. Sono impazzito tanto è bella”.
Confermo, è di gradevole presenza e questo, soprattutto in una donna che vuol farsi largo, aiuta, ma non quanto lo studio, la serietà, la determinazione e anche l’astuzia – vedrete – sulle quali Lina ha fatto leva da quando ha scoperto la vocazione della giornalista (fin da bambina, dice) a oggi, firma di prima fila del quotidiano economico politico. Anzi – ecco il fatto eclatante per un giornalismo ancora sessista, questo sì che lo è – editorialista di prima pagina. Unica donna, nel panorama della stampa italiana, incaricata di scrivere la nota politica del giorno.
Questa sorta di rivoluzione copernicana cartacea è avvenuta neanche tre mesi fa, complice Stefano Folli, irresistibilmente attratto dalle sirene di Repubblica. Folli ci ha pensato su non poco, ma poi ha confessato agli amici della redazione che “dopo Corriere della Sera e Sole 24 Ore adesso potrò dire di avere lavorato per i tre più importanti quotidiani del Paese”. Non saranno contenti quelli della Stampa, però i dati diffusionali gli danno ragione.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 456 – Dicembre  2014