Comunicazione, Editoria

07 gennaio 2015 | 12:50

Sparatoria nella sede del settimanale francese ‘Charlie Hebdo’. Almeno dieci le vittime. Gli assaltatori: “vendicheremo il Profeta”

(Repubblica) Due uomini armati di kalashnikov e un lanciarazzi, incappucciati e vestiti di nero, hanno fatto irruzione nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, uccidendo almeno 11 persone, tra cui due agenti, secondo i media francesi. Il bilancio è stato confermato dalla Procura di Parigi. Quindici minuti prima dell’attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico (Is). I due assalitori, stando al racconto di alcuni testimoni, hanno aperto il fuoco gridando: “Vendicheremo il Profeta”.

Sulla copertina di Charlie Hebdo, campeggia una foto dello scrittore Michel Houellebecq, al centro di polemiche per il romanzo in uscita oggi “Sottomissione”, che racconta l’arrivo al potere in Francia di un presidente islamico.

Hollande sul luogo dell’attentato. Il presidente francese, Francois Hollande, si sta recando sul luogo dell’attentato, in pieno centro di Parigi. Il suo ufficio all’Eliseo ha comunicato che per le 14 è stato convocata una riunione d’emergenza del governo. Deciso l’immediato aumento del livello di allerta attentati terroristici in tutta l’Ile-de-France. Polizia e gendarmi sono stati schierati davanti a scuole, edifici pubblici e redazioni di giornali.

Assalitori in fuga. I due uomini armati autori dell’assalto sono fuggiti, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto. Posti di blocco sono organizzati in tutta Parigi.

Sotto tiro. Charlie Hebdo è più volte finito nel mirino degli integralisti islamici per averirriso la figura del Profeta Maometto. Due uomini sono entrati nella redazione e hanno cominciato a sparare. Secondo le Figaro è stato ferito anche un poliziotto giunto sul posto. Un quotidiano francese 20Minutes è riuscito a contattare per telefono un dipendente del quotidiano il quale gli ha detto che ”è un vero massacro, ci sono dei morti”. Poi la linea è caduta.

A difesa della libertà. Il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, con una pungente ironia, ha sempre lavorato in difesa dei diritti e delle libertà individuali. A partire dal 1960, quando ancora si chiamava Hara-Kiri e si autodefiniva un “giornale stupido e cattivo”, è stato protagonista di innumerevoli battaglie e polemiche. Nel 1970, in occasione della morte di Charles De Gaulle, l’Hebdo scandalizzò la Francia con una copertina dal titolo “Bal tragique a Colombey, un mort”, ballo tragico a Colombey (la residenza del Generale), un morto. L’iniziativa costò al giornale il blocco delle pubblicazioni e l’interdizione dello staff, diretto da Francois Cavanna deciso dal ministero dell’Interno. Disegnatori e giornalisti non si diedero per vinti e aggirarono il divieto dando vita al Charlie Hebdo, riferimento al celebre Charlie Brown dei Peanuts. Vicino alla gauche, ma pungente anche con gli esponenti di centrosinistra, l’Hebdo balzò di nuovo alle cronache nel 1992, con la pubblicazione di una tribuna dibattito intitolata ‘Coraggio intellettuale’ e dedicata all’opera di Oriana Fallaci ‘La rabbia e l’orgogliò. Nell’articolo si parlava di una “crociata” dell’Islam verso l’Occidente: parole che suscitarono un coro di polemiche e l’accusa di contenuti razzisti.

Vignette su Maometto. È, però, nel 2006 che l’Hebdo diventa noto al pubblico internazionale con la scelta di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten. Le vendite balzarono in un giorno dalle 140mila alle 400mila copie, facendo adirare il mondo islamico e spingendo il Consiglio francese del culto musulmano a chiedere il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l’allora direttore Philippe Val fu assolto l’anno dopo da un tribunale francese. L’ultima provocazione è stata il numero speciale dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette “Cento frustate se non morite dal ridere”. “Sì, l’Islam è compatibile con l’umorismo”, hanno scritto i redattori del settimanalè, disegnandovi accanto il Profeta islamico con un naso rosso da clown. Prima che l’edizione arrivasse nelle edicole, la sede della rivista è stata distrutta da un incendio provocato da un lancio di molotov.
http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/07/news/francia_colpi_sparati_a_charlie_hebd_parigi_feriti-104447972/