09 gennaio 2015 | 11:26

“Io non sono Charlie. Io sono Ahmed, il poliziotto morto”. E l’hashstag #JesuisAhmed diventa virale

E’ diventato virale nel giro di poche ore e sta facendo il giro della Rete. Il tweet di Dyab Abou Jahjah, uno scrittore di origine libanese ha colpito nel segno, alimentando il dibattito intorno alla libertà di espressione anche tra i musulmani, non solo francesi. “Io non sono Charlie. Io sono Ahmed, il poliziotto morto. Charlie Hebdo metteva in ridicolo la mia fede e la mia cultura e io sono morto per difendere il suo diritto di farlo”, ha scritto su Twitter, sotto l’hashtag #JesuisAhmed in riferimento al poliziotto barbaramente ucciso con un colpo di grazia davanti alla redazione, mutuato da #jesuischarlie, con cui utenti di Twitter hanno iniziato a inviare messaggi di cordoglio per le vittime insieme alla volontà di continuare a difendere la libertà di parola contro ogni fanatismo.
Il vero nome di Ahmed era Hamed Merrabet, aveva 42 anni e due figli. Era uno dei due agenti a protezione del direttore del Charlie Hebdo, il celebre vignettista Charb, ammazzato a colpi di kalashnikov dal commando. Scrive l’Huffington Post: il fatto che due terroristi di matrice islamica abbiano crivellato di colpi due uomini di religione musulmana – nella lista delle dodici vittime compare anche il correttore di bozze Moustapha Ourad – sta naturalmente facendo discutere e fornisce una ragione supplementare a coloro che rivendicano l’esistenza di un islam moderato e integrato con l’Occidente.
E così, il tweet Dyab Abou Jahjah, molto probabilmente, sta meglio interpretando il sentimento complesso di molti utenti di religione musulmana, che condannano la strage, non amavano la satira vicina alla blasfemia di Charlie Hebdo eppure non avrebbero mai messo in dubbio il fatto che Charlie Hebdo dovesse continuare a pubblicare i suoi disegni irriverenti.
“Questo tweet è stato condiviso 17000 volte finora”, ha twittato nuovament Dyab Abou Jahjah. “Non sottovalutate il potere di un’idea”.