Comunicazione, New media

14 gennaio 2015 | 13:41

Tassisti cinesi protestano contro la versione ‘orientale’ dell’app di noleggio Uber

(Agi) Si allarga la protesta dei tassisti cinesi, che da alcuni giorni scioperano in diverse citta’ del Paese contro tariffe giudicate troppo basse e la competizione sleale dei privati che utilizzano le app in stile Uber per il servizio a chiamata. In migliaia hanno incrociato le braccia nella capitale e in altre citta’ come Nanchino, Chengdu, Chanchun e Jinan, provocando situazioni di disagio agli utenti che in questi giorni si vedono rifiutare il servizio.
A Nanchino, nella Cina orientale, si sono verificati i disagi maggiori, secondo quanto scrive il quotidiano China Daily, con tensioni tra tassisti e utenti nelle ore di punta. Le autorità locali stanno correndo ai ripari: a Pechino e Shanghai, gli autisti abusivi rischiano fino a centomila yuan di multa (oltre tredicimila euro), e dodici di loro sono stati arrestati a dicembre scorso.

Nei giorni scorsi, le autorita’ della capitale cinese avevano annunciato la messa al bando alla app per i taxi Didi Dache, una sorta di Uber cinese, poi seguita anche quelle di Shenyang, Shenzhen e la stessa Nanchino. L’utilizzo della app permetteva ai privati di fare salire a bordo i clienti applicando tariffe piu’ basse di quelle dei taxi con licenza. A Chengdu, nel sud-ovest del Paese, l’amministrazione locale dei Trasporti ha annunciato un bando sulle auto private usate come taxi e ha creato un numero verde per i reclami dei cittadini.

Il presidente della societa’ che gestisce la app, Zhu Pingdou, si e’ detto dispiaciuto per i disagi, anche se ha poi spiegato che il servizio offerto fornisce una “soluzione ai problemi di congestione del traffico” nelle grandi citta’ e offre un servizio utile ai cittadini. (Agi, 14 gennaio 2015)

Travis Kalanick, ceo di Uber (foto Flickr/techcrunch)

Travis Kalanick, ceo di Uber (foto Flickr/techcrunch)