14 gennaio 2015 | 14:41

Padellaro lascerà in primavera la direzione del ‘Fatto’. L’ad Monteverdi: nessun deterioramento nei rapporti, ma un percorso condiviso

Antonio Padellaro non è in fuga dal Fatto Quotidiano, ma a breve, probabilmente in primavera, lascerà dopo cinque anni la direzione del giornale. Ed è per questo che da qualche settimana ha avviato l’iter della sua successione, testando Marco Travaglio in un ruolo di maggiore responsabilità e di conduzione della macchina.
Alla base della decisione di Padellaro, spiegano al Fatto, non c’è un deterioramento dei rapporti con la redazione – che gli ha affettuosamente rinnovato la fiducia nella riunione durante la quale si è discusso di allegare al quotidiano l’ultimo numero del Charlie Hemdo – ma un logico processo di cambio di testimone alla guida del giornale. “Padellaro ha avviato in maniera intelligente un percorso guardando al futuro”, commenta

Cinzia Monteverdi, amministratore delegato dell’Editoriale Il Fatto, e Marco Travaglio (foto Olycom)

Cinzia Monteverdi, amministratore delegato dell’Editoriale Il Fatto, e Marco Travaglio (foto Olycom)

. “In ogni caso, la sua scelta non sarà certo motivata dalla contrarietà a un aumento di foliazione, ipotesi per altro non gradita dalla stragrande maggioranza, io compresa, Inoltre, Padellaro, con un altro ruolo, rimarrà uno dei principali punti di riferimento del Fatto, di cui è anche azionista”.
Monteverdi conferma di lavorare a un piano di razionalizzazione in vista di “una serie di operazioni strategiche di sviluppo”. “E’ vero, stiamo parlando con Michele Santoro di web tv, ma ancora non c’è nulla di definito del progetto che dovrebbe essere integrato nel nostro piano industriale”, spiega a Prima Comunicazione l’amministratore delegato del quotidiano. “Per quanto riguarda i risparmi abbiamo disdetto il contratto CoCoCo di Fulvio Abbate, ma perché, come ha deciso il direttore, è cambiata la natura della sua collaborazione: quindi, se vorrà,scriverà per noi a borderò. Mentre, Massimo Fini e Furio Colombo continueranno a essere retribuiti per i loro articoli. Anzi, ci piacerebbe che Fini scrivesse un po’ di più”.