26 gennaio 2015 | 12:20

Stabile la fiducia degli italiani. Secondo Nielsen si risparmia su abbigliamento e ristoranti ma non rinunciamo alla vacanza annuale

L’indice di fiducia degli italiani si attesta a quota 45 punti, in linea con il dato del quarto trimestre 2013 (44).
L’indice medio a livello europeo è pari a 76 punti (vs. 78 del terzo trimestre 2014), valore particolarmente influenzato dalle economie di Spagna (57 punti), Francia (63) e, in modo particolare, da UK (94) e Germania (98). Si distingue la Russia, con un calo di ben 8 punti  in parte influenzato dalla svalutazione del rublo.

Come riporta il comunicato stampa, in Italia si risparmia, soprattutto, su abbigliamento (67%) e ristoranti (65%) ma tendenzialmente non si rinuncia alla vacanza annuale (25% vs 23% del periodo corrispondente del 2013).
I dati emergono dalla survey “Global Consumer Confidence” di Nielsen relativa al quarto trimestre 2014, eseguita su un campione di 30.000 individui in 60 Paesi del mondo tra il 10 e il 28 novembre 2014.

“A partire dagli ultimi dati della Global Survey di Nielsen – ha dichiarato Giovanni Fantasia, amministratore delegato Nielsen Italia – si evidenzia una sostanziale stabilità dell’indice di fiducia degli italiani su base annuale, stabilità frutto, probabilmente, anche di alcuni fattori tra i quali il calo del prezzo del greggio, che comporta benefici non solo per i conti delle imprese ma anche delle famiglie; la debolezza dell’euro, che sta dando fiato al nostro mercato delle esportazioni e, infine, la politica espansiva della BCE, che può orientare l’area euro verso politiche di crescita e di flessibilità. Inoltre, si deve considerare che si comincia a parlare più di stagnazione che di recessione. Tali elementi – ha concluso Fantasia – sono di per sé positivi, anche se necessitano di un’iniezione di fiducia accompagnata da una grande operazione di chiarezza sulla direzione di marcia dell’Azienda Italia. Rimane elevato, infatti, il numero di quanti ritengono che il Paese sia ancora in fase recessiva”.

Gli Italiani e la crisi
Il 96% degli italiani ritiene che il Paese si trovi ancora in fase di recessione e ben il 62% è dell’idea che questa avrà ancora la durata di almeno un anno, percentuale in leggero aumento rispetto al 57% di fine 2013.
Il 90% degli intervistati prevede che le condizioni lavorative si presenteranno difficili per i prossimi dodici mesi (media Ue 67%). Questo sentiment, d’altra parte, è confermato dagli ultimi dati Istat, che segnalano nel mese di novembre un tasso di disoccupazione pari al 13,4% sul totale della popolazione.
Contestualmente, il 78% ritiene che nel 2015 non godrà di buone condizioni finanziarie (vs 56% media Ue).

Le preoccupazioni degli italiani
Per un italiano su quattro (23% vs. media Ue 14%) la sicurezza del proprio posto di lavoro si conferma la preoccupazione principale, anche se in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (25%), seguita da quella per la situazione economica del Paese, che subisce una lieve diminuzione (si arriva al 12% a partire dal 16% dell’ultimo trimestre 2013), e per la salute (9%). Per l’8% del campione i debiti costituiscono motivo di ansia, per il 7% la possibilità di mantenere un bilanciamento tra condizione famigliare e vita lavorativa si pone come criticità, il 6% riscontra motivo di preoccupazione nell’incremento dei prezzi di energia elettrica e gas. Diminuisce, invece, l’apprensione per la stabilità politica, che passa dal 7% del quarto trimestre 2013 al 3% dell’ultimo periodo 2014. L’educazione dei figli preoccupa il 4% degli italiani.

Propensione alla spesa e spending review
L’ultimo trimestre 2014 si configura ancora come un periodo di risparmio: l’87% del campione (era l’88% a fine 2013) ha dichiarato che non è un buon momento per fare acquisti mentre il 38%, dopo le spese necessarie, opta per soluzioni conservative.
Oltre ai tagli su abbigliamento, ristoranti e intrattenimento fuori casa, si rilevano, come forme di risparmio, anche l’acquisto di marchi alimentari più economici (60%), l’attenzione alle spese connesse ai week-end fuori città (50% vs 46% quarto trim 2013) e si fa un uso più moderato dell’automobile (42%).