Mercato

29 gennaio 2015 | 17:03

‘Al Fronte, Cineoperatori e fotografi raccontano la Grande guerra’, la mostra inaugurata al Museo Nazionale del Cinema di Torino

“La guerra è un grande ozio dove non hai un attimo di riposo”. Diceva Vittorio Gassman nei panni di Giovanni Busacca, soldato milanese protagonista con Oreste Jacovocci (Alberto Sordi) del celebre film di Mario Monicelli “La Grande guerra”. Chissà se la pensavano allo stesso modo i cineoperatori che hanno ripreso dal vivo le immagini di quell’orrore.

Sì, perché la Guerra del ‘14-‘18, oltre a introdurre strumenti bellici dalla portata devastante (aerei da bombardamento, mitragliatrici, carri armati,lanciafiamme, bombe a mano), è stata la prima a coinvolgere un numero straordinario di combattenti (60 milioni solo in Europa), nonché il primo evento mediatico al mondo.

“Al Fronte, Cineoperatori e fotografi raccontano la Grande guerra”, la mostra inaugurata oggi al Museo Nazionale del Cinema di Torino, racconta il ruolo documentaristico e divulgativo svolto dalla fotografia e dalla ripresa cinematografica durante del conflitto. Fino al 3 maggio sarà possibile visitare la galleria di 3400 scatti, di cui 160 inediti, 12 montaggi di riprese documentarie e 6 di fiction “su come la Grande guerra è stata documentata dal cinema e dalla fotografia militari e amatoriali”, come precisato in occasione della conferenza stampa di ieri da Sarah Pesenti Compagnoni, una delle curatrici della mostra insieme a Roberta Basano.

Protagonista assoluto della mostra è Luis Bogino, fotografo argentinodiorigini italiane, che nel 1915 è reclutato nel regio esercito per documentare, seguendo i movimenti delle truppe e delle retrovie, le diverse fasi della battaglia. Alla documentazione iconografica ufficiale si affianca un secondo filone dell’esposizione: quello dedicato alla fotografia dei cineamatori. Scatti per lo più inediti, anche in questo caso, o perché soggettialla censura militare, o perché custoditi gelosamente dai proprietari. Dinotevole importanza sono quelle eseguitecon piccole macchine fotografiche Kodak dai diversi reggimenti alpini.

Alla collezione di scatti s’integra il filone della mostra dedicato alla produzione cinematografica. In questa, interminabili colonne di prigionieri, lente panoramiche esplorative dei luoghi di guerra, città ridotte a cimiteri di macerie, mucchi di cadaveri e corpi di soldati abbandonati lungo i sentieri del fronte, si alternano nel raccontare la barbarie generata dal conflitto più devastante fino a allora conosciuto.

Impietosi e spesso privi di retorica, gli scatti fotografici e le sequenze di immagini dei cineoperatori di guerra, restano gli unici testimoni del conflittoricordato da una mostra dedicata al dialogo tra queste due forme di espressione.