02 febbraio 2015 | 9:18

Fuoco incrociato sulla Bignardi. Grasso (Corsera): sembrava una convention Mondadori. Lucarelli (Libero): inaugura il genere lesbo chic

La puntata delle ‘Invasioni Barbariche’ di Daria Bignardi,  trasmessa da La7 il 28 gennaio,  ha scatenato i critici tivù.

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”: L’agonizzazione della tv italiana. Forse abbiamo irriso troppo in fretta Agon Channel, la televisione albanese che trasmette in Italia, la nuova frontiera della delocalizzazione, il suo immaginario di serie B. Robe che succedono solo in Albania, dicevamo.

L’altra sera, però, quando ho visto Daria Bignardi promuovere l’ultima «fatica» di Bruno Vespa, con il pubblico in sala che sventolava il libro come se partecipasse a una convention della Mondadori, ho cominciato ad avere qualche dubbio. È questo il nuovo? È questo il diverso? La Bignardi non sembrava Sabrina Ferilli quando sponsorizza i divani e i sofà?

Milly Carlucci, Stefania Pezzopane e il fidanzato, Fabio Volo sono le proiezioni ideali di una scrittrice barbarica? L’agonizzazione della tv italiana. Abbiamo avuto troppa fretta di prendere in giro Agon Channel. In fondo se la tv albanese proponesse «Forte, forte, forte» di Raffaella Carrà, o la prima incidentata puntata de «L’isola dei famosi», o il lento declino di Rai3, o le serie agiografiche di RaiFiction, o i pomeriggi con Barbara D’Urso, o le domeniche con Massimo Giletti e Paola Perego, o i dibattiti di Massimo Bernardini, o le lagne dei talk, o un Sanremo con Al Bano e Romina, saremmo anche capaci di storcere il naso e di rimpiangere Pupo e Simona Ventura.

L’agonizzazione della tv italiana. Naturalmente le generalizzazioni vanno prese per quello che sono e le reti generaliste italiane sono ancora in grado di offrire qualche buon programma. Però, provocatoriamente, verrebbe da dire che ormai fanno più servizio pubblico Sky e La7 della Rai, che per trovare qualcosa di interessante bisogna surriscaldare il telecomando e arrivare alle reti digitali, che i direttori di rete sono dei capistazione o poco più…

P.S. Agonizzazione è un termine usato in medicina (il Tommaseo parlava di «mostro» linguistico), ma procura meno ambasce di agonia: «L’agonia misteriosa de le cose» (S. Corazzini).
Selvaggia Lucarelli: Daria Bignardi e Valeria Golino, il radical chic si trasforma in lesbo chic - Libero – 31 gennaio 2015

Mica fessa la Bignardi. Ha visto che con ospiti come Lilian Thuram, Silvia Layla Olivetti e Giuliano Ferrara faceva il salottino chic ma anche gli

Golino Bignardi (foto Liberoquotidiano)

Golino Bignardi (foto Liberoquotidiano)

ascolti di «Emergenze imbarazzanti», e allora ha avuto l’idea geniale (che infatti ha rinvigorito lo share): convertire il suo salottino chic al lesbochic. Tentare la scalata dell’auditel giocandosi la carta milf , ma senza sporcarsi le mani col ragazzotto verace come una Pezzopane qualunque. No. Ha optato per una sfumatura saffica. Lei s’è buttata su una donna. Mica Belen, è chiaro, perché lei Belen fa finta di farsela piacere quando la deve intervistare, ma se potesse le cancellerebbe la farfallina con l’acido muriatico. S’è scelta, con cura certosina, una donna di quelle che fanno un lavoro radical chic in pellicole radical chic con una prima di reggiseno radical chic, contaminazioni internazionali radical chic e la faccia radical chic.

Insomma, s’è scelta Valeria Golino. Che la conduttrice, venerdì sera, fosse particolarmente friccicarella s’era capito già dal look: niente nero o camicia bianca inamidata da amish, ma una camicetta di seta verde. E Daria Bignardi con un colore addosso è un evento frequente quanto l’aurora boreale. Era chiaro che stava tramando qualcosa. Quel qualcosa entra a trasmissione iniziata da un po’, annunciato così: «Una donna affascinante, la donna che tutte invidiano, quella che tutte noi vorremmo essere perché comunica libertà e tanti talenti…». E mentre uno è lì che dice: «Caspita, neanche la De Filippi a C’è posta per te è mai riuscita a invitare la Jolie», fa il suo ingresso in studio Valeria Golino. Che per carità, attrice notevole e donna molto simpatica, ma a me l’unica idea di libertà che comunica è quella di asciugarsi i capelli senza phon.

La Bignardi è raggiante. La bacia, la abbraccia, sorride come mai l’avevamo vista sorridere. Uno pensa a come guardava Fedez due puntate fa (come una cimice nella minestra) e capisce subito che tira un’aria diversa. Le prime battute tra di loro, quelle che dovrebbero servire a rompere il ghiaccio, sciolgono la calotta polare artica. «Valeria era già venuta qui alle invasioni ma aveva mal di schiena, m’era rimasta la voglia di vederla…». «Anche a me Daria era rimasta la voglia di vederti». «Io mi sono già innamorata, con quegli occhi poi…». Uno pensa: convenevoli. Ora la smetteranno di fare le Veronica Ciardi e Sara Nile versione chic e si parlerà di cinema, di Quirinarie, di viaggi esotici, di Scamarcio, del perché la Golino sia rimasta con Anna Mazzamauro e Simona Marchini l’unica a insistere col look permanente anni ’90. E invece niente. È tutta una cosa tra Daria e Valeria, per cui la conduttrice smette di dirle quanto sia meravigliosa e le riferisce che qualcuno le aveva preannunciato quanto fosse meravigliosa, anzi, quanto Valeria fosse «la seduzione impersonificata».

Valeria sorride, si copre il viso con le mani smaltate di rosso e con un talento da gattamorta da competizione, finge clamorosamente di cadere dalle nuvole, di non aver minimamente percezione del suo essere seduttiva. E qui aprirei una parentesi: hai 47 anni, la pelle di una di diciotto, stai da otto con Riccardo Scamarcio, i tuoi livelli di autostima sono presumibilmente quelli di Usain Bolt al decimo oro, quindi nessuno ti crede, ma stiamo al gioco giusto perché ci sei simpatica. Le 50 sfumature di Bignardi vanno avanti: «Avevano ragione, appena sei entrata mi hai detto una cosa e io ero già pazza di te». Valeria: «Ti ho lasciato il rossetto sulla guancia…». Daria: «Ah sì?» e non fa neanche il gesto di toglierselo come un’adolescente qualunque che non si lava la mano perché ha toccato la spalla del manager di Justin Bieber.

Il pubblico in studio a quel punto si chiede solo se per il petting manchi ancora molto, quando come in ogni corteggiamento adolescenziale che si rispetti si passa a giocare a Obbligo e verità. Cioè, a una versione intricata di Obbligo e verità in cui Daria fa domande a cui non deve rispondere Valeria che fa a sua volta una domanda a cui non deve rispondere Daria e quindi è la versione nichilista di Marzullo della serie si faccia una domanda ma non si dia una risposta. Da questo test capiranno se possono innamorarsi.

Il test a dire la verità comincia bene e poi inizia a seminare indizi su un’affinità elettiva meno potente di quella che sembrava. La domanda è: ti sei riconosciuta nel personaggio del tuo ultimo film? Valeria risponde sicura: «Sì, nella sua docilità». Daria: «Anche io mi sono riconosciuta nel tuo personaggio!». «Nella docilità?». «No nella passione per la minestra di broccoli, ha il marito che twitta e la premenopausa». La passione saffica di Valeria per Daria subisce un brutto colpo, ma due minuti dopo sono di nuovo lì che tubano. «Sai Valeria, mi avevano avvisata: se ti trovi a una festa in cui c’è la Golino, quando va via, tutti affermano guardava me, no guardava me, no me. Sei magica!». No, è profumiera, precisano gli spettatori da casa. E ancora: «A me piace tutto di te». «Tu sei molto bella!». «Non so come uscirò da questo incontro…». «Noi ci stiamo sentendo». »Noi ci stiamo ascoltando». «Sono innamorata persa, mi sono resa ridicola!». E così via.

A quel punto il pubblico si sta alzando per lasciarle sole, da casa siamo tutti sulle chat di facebook cercando di adescare qualcuno che ponga fine a questa tensione sessuale che va avanti da venti minuti, quando Daria le propone di guardarsi negli occhi per venti secondi. E così ci sorbiamo pure venti secondi di ciglia che sbattono, pupille che tremano, occhi che si cercano e poi entra Fabio Volo che dice «Già vi vedo su milf.com» e si guardano per venti secondi pure lui e Valeria e poi cantano tutti e tre insieme una canzone del film della Golino e quando sono lì lì per iniziare il gioco della bottiglia e il lento con la scopa, finisce il tempo a disposizione per l’intervista. Che per lo spettatore maschio medio è stato tipo mettere youporn e sul più bello va via la connessione. Insomma, una trovata geniale. Così geniale che mi permetto di suggerire a Daria di tenere fissa la rubrica saffica e di chiamarla «Le Evasioni barbariche». Chiudo segnalando che ho sentito la Bignardi salutare Valeria Golino sussurrando «Poi mi lasci il tuo numero!» per ben due volte. Fossi in Scamarcio io un’occhiata al whatsapp della compagna, in questi giorni, la darei.

di Selvaggia Lucarelli

http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11751189/Selvaggia-Lucarelli–Daria-Bignardi-e.html