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09 febbraio 2015 | 11:51

Giornalisti preoccupati per la sicurezza delle loro comunicazioni on-line, lo rivela una ricerca del Pew Research (INFOGRAFICA)

Un’indagine condotta nel dicembre 2014 dal Pew Research Center ha visto protagonisti un campione di 671 reporters investigativi (giornalisti, produttori, editori, specialisti di dati, fotoreporter) che sono stati intervistati a proposito dei limiti e delle sfide imposte dal loro lavoro. La pirateria informatica, l’hacking, la violazione delle proprie fonti e la sorveglianza sulle loro comunicazioni elettroniche paiono essere le maggiori preoccupazioni emerse negli ultimi dodici mesi, da parte dei giornalisti che fanno attività investigativa, oggi. Come mostra il grafico in basso, il 64% degli stessi ritiene infatti, che il governo americano abbia intercettato le loro telefonate, e-mail e comunicazioni online, ed otto su dieci degli stessi è convinto che essere un giornalista aumenti di gran lunga la probabilità che i suoi dati vengano raccolti.

Si ritiene che questo potrebbe mutare il modo di lavorare di questi giornalisti, scoraggiandoli, o portandoli a cambiare le modalità di comunicare con le fonti o archiviare i propri documenti sensibili online. Il 14% ha infatti dichiarato che queste preoccupazioni si sono fatte sempre più pressanti, ed hanno impedito loro di perseguire una storia o una fonte, o addirittura di abbandonare il giornalismo investigativo. Quando si tratta di pirateria informatica, o minacce digitali, molti di questi giornalisti (71%) dichiarano di non avere troppa fiducia nella conservazione informatica delle loro azioni. Le news organizations sono sotto l’occhio del ciclone, circa la capacità di proteggere la sicurezza delle comunicazioni dei loro dipendenti reporters, tant’è che più della metà tra i giornalisti intervistati che lavorano per organi di informazione (589 su 671 intervistati) dichiara insoddisfazione nei riguardi del datore di lavoro circa la capacità di contrastare gli attacchi di hacking, e riferisce altresì di non ottenere alcuna formazione o istruzione in materia di sicurezza elettronica dalle proprie fonti professionali come le associazioni di giornalismo, le società di informazione o le scuole di giornalismo.

In linea generale, questi dati dipingono un quadro complesso in cui i giornalisti investigativi si sentono vulnerabili alla sorveglianza e alla pirateria informatica, ma non al punto di cambiare le loro pratiche giornalistiche drasticamente o di investire in energia per capire come farlo. Tuttavia quasi tutti gli intervistati (97%) dicono che per i giornalisti di oggi, i vantaggi della comunicazione digitale, quali e-mail e telefoni cellulari, superano di gran lunga i rischi.

(immagine Pew Research Center)

(immagine Pew Research Center)