11 febbraio 2015 | 17:02

L’agenzia Hotwire propone la top ten dei digital trend 2015. Sul podio contenuti personalizzati, coerenza con il brand e media mix

Vestiti che schermano i segnali dei cellulari, medici che utilizzano i dati forniti dai dispositivi indossabili e la possibilità di scegliere le modalità di fruizione dei contenuti. Sono solo alcuni dei principali digital trend di quest’anno, stando al sesto report di Hotwire.
Come riporta il comunicato stampa, con questa indagine Hotwire evidenzia come la ‘possibilità di scelta’ sia il catalizzatore che informa la maggior parte dei trend digitali del momento, ritenendo che il 2015 sarà l’anno del Cyoc: Choose Your Own Content.

Oggi i consumatori utilizzano una miriade di dispositivi per accedere a contenuti e conversazioni online, ciascuno dei quali si presta meglio alla fruizione di determinate tipologie di contenuto – file audio, immagini o testi più o meno elaborati. Se vogliono assicurarsi che nel 2015 il consumatore partecipi attivamente alla storia del proprio brand, le aziende oggi devono offrire lo stesso messaggio in formati e canali diversi, in modo da incoraggiare il coinvolgimento del proprio pubblico assecondandone le modalità di consumo privilegiate.

“Abbiamo osservato il modo in cui i brand stanno sviluppando le proprie strategie digitali e abbiamo utilizzato il nostro strumento proprietario ‘Listening Post’ per analizzare le conversazioni social in quest’ambito. Ciò che emerge in modo molto chiaro dall’indagine è che quest’anno la possibilità, per i consumatori, di scegliere uno stile personalizzato di fruizione dei contenuti sarà destinata ad avere un enorme impatto nel settore della comunicazione” afferma Beatrice Agostinacchio, country manager di Hotwire in Italia.

Beatrice Agostinacchio, country manager di Hotwire in Italia

A seguire il dettaglio dell’intera Top 10 dei trend digitali individuati per il 2015:

1. Scelta di contenuti personalizzati
La possibilità di scegliere la modalità di fruizione del contenuto – che sia scritto, visivo o audio – rappresenterà una delle tendenze più importanti dell’anno: contraddistingue i consumatori come individui e li unisce nell’esigenza comune di controllare il modo in cui i brand interagiscono con loro.

2. Esperienze digitali unificate
Oggi, i professionisti di marketing non pretendono solo che il design sia ben riconoscibile, ma anche che sia assolutamente in linea con il brand. Che si tratti del sito web o di un’app, ora siamo in grado di manipolarne le sensazioni che comunica per assicurarci che l’identità del brand sia coerente su tutti i canali.

3. Schermi multipli, metodi molteplici, una sola storia
Oltre il 60% di noi utilizza già più di un dispositivo e questa percentuale è destinata ad aumentare, dal momento che i tablet sono sempre meno costosi e i dispositivi wearable vengono utilizzati in modo sempre più diffuso. Abbiamo quindi bisogno di individuare un modo universale per veicolare la storia che vogliamo raccontare, indipendentemente dal dispositivo che si decide di utilizzare.

4. L’auto dei contenuti
L’attesa per l’auto connessa è stata persino più lunga di quella per il famigerato frigorifero che avvisa quando manca il latte. Solo adesso però – e l’edizione appena conclusa del CES di Las Vegas ne è una dimostrazione – iniziamo a percepire un interesse concreto dei brand automobilistici e tecnologici per questo tipo di evoluzione tecnologica, legata in particolare alla possibilità di offrire contenuti mediatici durante il viaggio.

5. L’advertising diventa routine
Conoscere e comprendere i meccanismi alla base delle decisioni d’acquisto è un asset inestimabile per i professionisti del marketing. Ricostruire un quadro della geolocalizzazione dei consumatori, delle loro ricerche e abitudini sociali permette infatti ai marketer di determinare rapidamente se un individuo è un potenziale cliente al quale valga la pena veicolare determinati messaggi.

6. Dai wearable al ‘Dott. Dati’
I dispositivi wearable dei giganti tecnologici, da Google Fit a Sony SmartWatch 3, stanno portando alla ribalta il tema della salute digitale, offrendo ai cittadini la possibilità di condividere informazioni relative alla propria salute con i professionisti della sanità pubblica e privata. Il prossimo passaggio dovrà far sì che il sistema sanitario trovi il modo più efficace di mettere a frutto queste enormi quantità di dati generati dagli utenti a beneficio della collettività.

7. Non ci sono servizi (digitali) gratuiti
Ormai ne siamo perfettamente consapevoli: se un servizio è gratuito, la moneta con cui si paga è costituita dai propri dati personali. Quello della privacy è un tema che i professionisti del marketing devono tenere in grande considerazione, ma non bisogna temere di utilizzare i dati che le persone condividono consapevolmente: anzi, saranno più contente di ricevere solo comunicazioni su misura.

8. Non tutti amano la tecnologia
Annunciare di non essere più su Facebook sta diventando il coming out più in voga del momento e molti ex patiti di tecnologia stanno prenotando dei trattamenti di disintossicazione per disconnettersi da internet e concentrarsi piuttosto sulla meditazione o sulle diete detox. Ebbene sì, una delle tendenze digitali del 2015 è il movimento anti-tech: chi l’avrebbe mai detto?

9. Quando FFW significa Fashion ForWard
I fashion retailer stanno pensando a come la tecnologia possa arricchire e personalizzare maggiormente l’esperienza d’acquisto e la brand experience attraverso i dispositivi indossabili, la ricerca visiva, l’assistenza all’acquisto e i camerini virtuali.

10. Verso il digitale: la strada per l’elezione generale
I politici hanno ormai capito che utilizzare le piattaforme digitali permette loro di raggiungere un pubblico molto più vasto in tempi decisamente più ridotti. I protagonisti della vita pubblica hanno iniziato ad esporsi, stanno esprimendo opinioni personali che spesso esulano dalla sfera politica, mostrando ai propri elettori aspetti di sé mai rivelati prima d’ora. Il caso del Movimento 5 Stelle, nato ‘dal basso’ e amplificato grazie alla cassa di risonanza del cosiddetto Web 2.0, rappresenta di certo l’esempio più eclatante di questa inusitata consapevolezza della politica italiana.

Se per il M5S la rete è il canale ufficiale di comunicazione, vi sono numerosi altri esponenti politici di primo piano che hanno deciso di sfruttarne la leva, a cominciare dal Presidente del Consiglio, che in alcuni casi risponde alle domande dei cittadini raccolte attraverso un hashtag creato ad hoc.