13 febbraio 2015 | 13:03

L’editore di Le Monde accusa il proprio giornale e si dissocia dall’inchiesta SwissLeaks (Corriere della Sera)

Pierre Bergè, proprietario del quotidiano Le Monde, ha dichiarato, in un’intervista rilasciata alla stazione radiofonica Rtl, di voler prendere le distanze dall’inchiesta SwissLeaks, partita proprio grazie al lavoro di due reporter della testata parigina di cui è l’editore, poi ripresa dai giornali di tutto il mondo. Duri sono stati i toni usati da Bergè nei confronti dei giornalisti del suo stesso gruppo. Come riportato dal Corriere della Sera, ha infatti affermato: «Il ruolo di un quotidiano è quello di gettare in pasto il nome delle persone? Questa è delazione, è populismo, fatto per assecondare gli istinti peggiori. Sono dei metodi riprovevoli»

Altrettanto netta la reazione della direzione e della redazione, non nuove a simili interventi: «Come sua abitudine, Pierre Bergé è uscito dal suo dovere di riservatezza in spregio al patto che aveva co-firmato con il gli altri azionisti nel 2010 – si legge in un comunicato della Società dei redattori -. Questo non ha impedito e non impedirà ai giornalisti di lavorare serenamente».

Pierre Bergè, co-proprietario di Le Monde

Corriere della Sera, 12 febbraio 2015 «Non è per questo che sono venuto in soccorso di Le Monde , che ho permesso ai giornalisti di essere indipendenti», dice con una certa dose di paternalismo Pierre Bergé, co-proprietario del quotidiano parigino assieme a Xavier Niel e Matthieu Pigasse. L’editore si dissocia dall’inchiesta SwissLeaks, proprio nei giorni in cui Le Monde le dedica pagine e pagine. L’84enne Bergé, che con il compagno Yves Saint Laurent fondò un impero della moda, non è nuovo a interventi irrituali: protestò con forza quando Le Monde pubblicò una pagina a pagamento contro le nozze gay, più di recente ha espresso la sua disistima per il supplemento culturale Le Monde des livres e in particolare per un articolo poco ossequioso verso il premio Nobel per la letteratura, Patrick Modiano.

Stavolta Bergé è indignato per l’inchiesta SwissLeaks pubblicata da decine di giornali internazionali ma che parte dal lavoro di due celebri (in Francia) reporter di Le Monde , Gérard Davet e Fabrice Lhomme. Bergé ha rilasciato alla radio Rtl un’intervista molto dura: «Il ruolo di un quotidiano è quello di gettare in pasto il nome delle persone? Questa è delazione, è populismo, fatto per assecondare gli istinti peggiori. Sono dei metodi riprovevoli». Bergé cita il caso di Gad Elmaleh, un attore che compare nell’inchiesta SwissLeaks nonostante abbia regolarizzato la sua posizione da tempo.
La reazione della direzione e dei giornalisti è altrettanto dura. «Come sua abitudine, Pierre Bergé è uscito dal suo dovere di riservatezza in spregio al patto che aveva co-firmato con il gli altri azionisti nel 2010 – si legge in un comunicato della Società dei redattori -. Questo non ha impedito e non impedirà ai giornalisti di lavorare serenamente».
La direzione, guidata da Gilles Van Kote, si dice «orgogliosa che la nostra redazione sia all’origine dell’inchiesta», e condanna l’ennesima «intrusione nel contenuto editoriale». (Corriere della Sera, 12 febbraio 2015)