Comunicazione, New media

17 febbraio 2015 | 15:30

Equation, il gruppo americano che spia i pc e i network di tutto il mondo. Nel mirino: governi, banche, media, attivisti

(askanews) Gli Stati Uniti avrebbero ideato un sistema di sorveglianza permanente, capace persino di spiare e sabotare computer e network all’estero, soprattutto in Paesi come Iran, Russia, Cina, Pakistan e Afghanistan – monitorati con attenzione dalle agenzie d’intelligence – grazie a un malware inserito direttamente nei dischi rigidi di diversi produttori di computer, tra cui Western Digital, Toshiba, Ibm e Samsung.

Un’azione superiore a quella di qualsiasi altro gruppo hacker “in termini di complessità e sofisticatezza”; una minaccia attiva almeno da 14 anni, individuata dall’azienda russa Kaspersky Lab, portata dal gruppo Equation, che non sarebbe altro – l’accusa non è diretta, ma velata – che la National Security Agency (Nsa) statunitense, insieme alla sua controparte militare, lo United States Cyber Command. A parlarne è il New York Times.

Eugene Kaspersky (Itnewsafrica.com)

In una presentazione a una conferenza in Messico, Kaspersky Lab ha dichiarato che gli obiettivi del malware sarebbero entità governative e militari, società di telecomunicazioni, banche, media e attivisti islamici.
Gli hacker userebbero tecniche simili a quelle del virus informatico Stuxnet, capace di sabotare la centrale nucleare iraniana di Natanz, frutto della collaborazione tra Stati Uniti e Israele. Guardando anche ai principali obiettivi del gruppo Equation, si capisce che il risultato del rapporto indichi in Washington il responsabile del malware. Un paio di ex impiegati della Nsa avrebbero confermato ad alcuni organi di stampa la correttezza dell’analisi di Kaspersky Lab.

Il gruppo Equation sfrutterebbe una vasta infrastruttura che include più di 300 domini e oltre 100 server situati in diversi Paesi, compresi Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Germania, Paesi Bassi e Repubblica Ceca. Dal 2001, il gruppo Equation avrebbe infettato migliaia, o forse persino decine di migliaia di vittime in più di 30 Paesi. (askanews, 17 febbraio 2015)