Editoria, Televisione

18 febbraio 2015 | 14:40

Fnsi e Usigrai: riaprire le indagini sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

(ANSA) – “Ancora una volta è stata una inchiesta giornalistica, vera e coraggiosa, a scoprire i fatti e le piste giuste per fornire nuovi elementi per ricostruire la verità storica dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, una delle tragedie e dei misteri italiani. La FNSI e l’Usigrai chiedono ora che si approfondiscano anche in sede giudiziaria gli elementi emersi dall’intervista di “Chi l’ha visto?” e che si arrivi a quella Verità e Giustizia che la famiglia Alpi chiede giustamente da 21 anni”. Lo dichiarano il presidente Fnsi, Santo Della Volpe, e il segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani. “Ora, infatti, è possibile riaprire le indagini sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin – prosegue la nota -. L’importante inchiesta della trasmissione “Chi l’ha visto” di Rai3 con l’intervista al teste Ahmed Ali Rage, detto Jelle, rivela nuovi inquietanti particolari sull’assassinio dei due colleghi giornalisti del Tg3, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo di 21 anni fa. Alì Rage ha detto d’essere stato indotto a fare le dichiarazioni false che accusarono un connazionale somalo, Hashi Omar Hassan, oggi in carcere per quel duplice omicidio, condannato anche in Cassazione a 26 anni di pena definitiva”. “Chi avrebbe indotto il teste Rage a fare quelle accuse? – si chiedono Della Volpe e Di Trapani -. Ci sono coinvolgimenti dei servizi segreti italiani? E se fosse vero quello che il teste ora rivela alla trasmissione “Chi l’ha visto?”, chi aveva interesse a dare questa versione dei fatti, accusando un innocente? SI voleva chiudere il caso per coprire alte ed altre complicità? C’è materia sufficiente per chiedere la riapertura del caso e del processo. Per scoprire se le dichiarazioni del teste Rage siano vere e se in carcere sia rinchiusa oggi una persona innocente. Ma anche e soprattutto per arrivare ai veri colpevoli e mandati dell’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hravatin. Una Verità e Giustizia che pretendiamo ed alla cui mancanza non ci siamo mai rassegnati”.(ANSA, 18 febbraio 2015)