19 febbraio 2015 | 15:33

Editori in allarme per la possibile acquisizione di Rcs da Mondadori. Stefano Mauri (Gems) alla ‘Stampa’: “Per l’Italia sarebbe qualcosa di abnorme”

Il possibile acquisto di Rcs Libri da parte di Mondadori allarma gli editori. Stefano Mauri (Gems), alla ‘Stampa’: per l’Italia sarebbe qualcosa di abnorme.La Stampa (19/02/2015) Lo choc, per gli altri editori italiani, è parzialmente attutito dal fatto che ormai se ne parlava da mesi. La mega-fusione sempre più vicina è indubbiamente vista come una minaccia, anche sei i toni sono molto prudenti, e la voglia di parlare assai poca. Feltrinelli fa sapere di non avere al momento posizioni in merito, Sellerio pure, e persino un editore sempre battagliero come Giuseppe Laterza preferisce tacere, in attesa di capire meglio i termini della questione. Lo stesso silenzio è la spia di una grande preoccupazione.

Stefano Mauri (foto Studio Franceschin)

Stefano Mauri (foto Studio Franceschin)

Stefano Mauri, presidente e ad del gruppo GeMS, terzo per un’incollatura dietro Rizzoli sul mercato italiano, prova però a ragionare con i numeri. Mondadori, ricorda, ha il 26 per cento, che unito al 12 di Rizzoli creerebbe un gigante di dimensioni colossali. Senza contare che le due case editrici arriverebbero insieme al 25 per cento della scolastica, il che significa «un libro su quattro».
C’è una preoccupazione che riguarda anche la proprietà, cioè Silvio Berlusconi e la sua famiglia, che si ritroverebbero in una posizione rilevantissima nel delicato mondo dell’educazione? Mauri non raccoglie. «Intanto aspettiamo di capire se questa fusione, anzi acquisizione, si fa davvero. Oggi abbiamo avuto la conferma che quel che si diceva in giro non era privo di fondamento. Corre voce che i soci Rizzoli siano divisi al proposito. Vedremo…» Sta facendo gli scongiuri? «Diciamo che in nessun Paese europeo esiste una concentrazione di queste dimensioni. La fusione tra Penguin e Random House, due giganti, ha creato sì un colosso, ma che per l’Inghilterra vale tutto insieme il 26 per cento, e cioè proprio la quota che Mondadori ha oggi in Italia». L’acquisizione non sarebbe perciò una bella notizia? «Diciamo che per l’Italia sarebbe qualcosa di abnorme». Sulla stessa linea Carmine Donzelli, editore orgoglioso della tradizione «artigianale»: «Prima che editore, però, sono cittadino. E come tale penso che concentrazioni di questa entità siano una turbativa specifica del mercato. Ci sono istituzioni che devono e possono decidere se consentirle o meno. Detto questo, non mi straccio le vesti». In che senso? «Nel senso che spesso le grandi fusioni portano ad un certo appannamento dei marchi. Egoisticamente potrebbe anche giovarmi, rivelarsi una chance ulteriore per un editore come sono io. Ma il libro ha una sua specificità. E se il pluralismo dei soggetti è importante in ogni mercato, nel nostro lo è ancora di più».