Comunicazione, Editoria

25 febbraio 2015 | 12:09

Niente assalto alle edicole francesi per il ritorno di Charlie Hebdo: stampate 2,5 milioni di copie contro gli 8 milioni del numero dei ‘sopravvissuti’

(askanews) Sette settimane dopo la strage che ne ha decimato la redazione, il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, con una tiratura di 2,5 milioni di esemplari, è tornato oggi nelle edicole francesi, senza scatenare la corsa all’acquisto provocata dal numero dei “sopravvissuti” stampato in otto milioni di esemplari. “Si vende con calma, non è paragonabile” con il numero straordinario del 12 gennaio scorso, uscito una settimana dopo l’attacco jihadista che causò 12 vittime, dice un giornalaio della stazione Saint-Lazare, la più frequentata di Parigi. “In un’ora ne ho venduti una ventina.
L’ultima volta, i 240 che ci sono stati consegnati sono spariti in un’ora”.

Il numero “dei sopravvissuti”, realizzato dai redattori sfuggiti all’attentato, è stato diffuso in otto milioni di copie, un record storico per la stampa francese. L’esemplare di mercoledì continua comunque a beneficiare di slanci di solidarietà. Alla stazione di Lilla “ne abbiamo avuti 300 e 150 sono già andati” spiega Stephanie, che lavora in un’edicola. Prima degli attentati riceveva solo 16 copie la settimana.

Per il numero che vuole segnare un ritorno alla normalità, Charlie Hebdo ha riunito in copertina i suoi obiettivi preferiti, dalla leader di estrema destra Marine Le Pen al papa all’ex presidente Nicolas Sarkozy, senza dimenticare un jihadista, disegnato come un cane nero con un kalashnikov tra i denti. I jihadisti hanno motivato la strage con la volontà di “vendicare” il profeta Maometto, preso in giro da Charlie Hebdo.

Charlie Hebdo (foto horsemoonpost.com)

Charlie Hebdo (foto horsemoonpost.com)

“Dopo la violenza subita, volevamo una prima pagina più calma” ha spiegato all’Afp Riss, nuovo direttore del settimanale, ancora in riabilitazione dopo essere stato ferito a una spalla. “Le battaglie di Charlie sono molte. La laicità è sempre stata una battaglia evidente, ma con il tempo ha preso una dimensione enorme, un po’ più grande di noi” ha detto.
“Vorremmo confermare la nostra libertà editoriale. Vorremmo essere visti in altro modo che come un simbolo. Altrimenti siamo paralizzati, il giornale non può evolvere”.

Lo slogan “je suis Charlie” è diventato un simbolo sotto il quale si sono riuniti milioni di manifestanti, scesi in piazza in tutta la Francia dopo la strage jihadista nel settimanale e il sanguinoso sequestro (quattro morti) con la stessa matrice in una drogheria kosher di Parigi. I timori dei sopravvissuti si sono acuiti con l’attacco di Copenhagen e le minacce di morte su Twitter contro Zineb El Rhazoui, collaboratrice franco-marocchina del settimanale, e suo marito. (askanews, 25 febbraio 2015)