Comunicazione, New media, TLC

25 febbraio 2015 | 14:07

Boccia sul caso Google-Fisco Italiano: è la fotografia dell’inadeguatezza della politica di fronte a un fenomeno così importante

(ANSA) – “La verifica a Google, l’ipotetico accordo sui 320 milioni e la pronta smentita arrivata questa mattina a stretto giro, rappresentano la fotografia più cruda dell’inadeguatezza della politica di fronte a un fenomeno così grande e importante per il moderno sistema economico”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, padre della battaglia contro l’elusione fiscale delle multinazionali del web,

Francesco Boccia (foto Olycom)

commenta le notizia secondo cui il colosso americano avrebbe raggiunto un accordo col fisco italiano per 320 milioni di euro. “Da due anni – aggiunge Boccia – il Parlamento italiano ha fatto da ariete per arginare l’emorragia senza precedenti di risorse finanziarie che vengono, quotidianamente, portate via esentasse e spostate, attraverso il Double Irish, in paradisi fiscali. Le scelte fatte in ordine sparso dall’Italia con il ruling, dalla Francia con gli accertamenti, dalla Gran Bretagna con la ‘Diverted profits tax’, dalla Germania con gli accordi tra amministrazioni fiscali e multinazionali del web, danno il senso dell’ennesimo sfilacciamento dell’Europa su un tema così delicato. Ribadisco un concetto: la strada maestra in tutta l’Unione Europea sarebbe la definizione di un’imposta indiretta obbligatoria da pagare nei Paesi in cui avviene l’erogazione del servizio, ricalcando il modello che stanno seguendo, su richiesta dei singoli stati, gli Usa. In alternativa, visto che un accordo in tal senso lo vedo sempre più problematico, la scelta inglese di tassare i redditi delle web companies del 25% sarebbe sicuramente quella più semplice anche se metterebbe definitivamente fine all’idea di un fisco europeo omogeneo”. “Una cosa è certa – conclude il presidente della commissione Bilancio – e spero lo capisca anche il governo italiano: le multinazionali del web devono pagare le tasse che eludono ormai sistematicamente. Se la magistratura, anche stavolta, dovesse arrivare prima sarebbe l’ennesima sconfitta della politica”. (ANSA, 25 febbraio 2015)