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25 febbraio 2015 | 17:08

Caso Rai Way: il decreto del settembre 2014 impone paletti alla vendita delle quote

Fonte: Agi

(AGI) I ‘paletti’ della privatizzazione di Rai Way sono stati stabiliti dal Governo con un Decreto del Presidente del Consiglio nel settembre 2014, e spetterebbe quindi all’esecutivo approvare eventuali cambiamenti alle condizioni fissate, nel caso si volesse aderire all’Opas lanciata sulla societa’ da Ei Towers, controllata Mediaset. Lo si evince dall’esame dei diversi passaggi che hanno portato alla quotazione in Borsa di Rai Way, sancita in ultima analisi dal D.P.C.M. 2 settembre 2014 sui criteri e le modalità di dismissione: è questo decreto che riporta tra l’altro “l’opportunità di mantenere, allo stato, in capo a Rai, a garanzia della continuità del servizio erogato da Rai Way a Rai medesima, una quota di partecipazione sociale nel capitale di Rai Way non inferiore al 51%”.

L’iter per la privatizzazione dell’azienda che gestisce la rete di trasmissione Rai è iniziato con il Decreto legge 66 del 24 aprile 2014, convertito dalla Legge 23 giugno 2014 n.89. Nel decreto si afferma che “ai fini dell’efficientamento, della razionalizzazione e del riassetto industriale nell’ambito delle partecipazioni detenute dalla Rai, la società può cedere sul mercato, secondo modalità trasparenti e non discriminatorie, quote di società partecipate, garantendo la continuità del servizio erogato. In caso di cessione di partecipazioni strategiche che determini la perdita del controllo, le modalita’ di alienazione sono individuate con decreto del Presidente del consiglio dei ministri”.
Il successivo decreto del Presidente del consiglio afferma che “nella scelta delle modalita’ con cui realizzare la privatizzazione di Rai Way debbano essere assicurati, tra l’altro, gli obiettivi dell’azionariato diffuso e della stabilita’ dell’assetto proprietario”. Stabilita l’opportunita’ di mantenere alla Rai il 51% di Rai Way, il decreto afferma al comma 2 che “l’alienazione di quote potrà essere effettuata anche in più fasi attraverso il ricorso singolo o congiunto a un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali, ovvero a una trattativa diretta attraverso procedure competitive trasparenti e non discriminatorie”. Al successivo comma 3 si sostiene poi che tra le modalità precedenti “è individuata, come prioritaria e preferenziale, quella dell’offerta pubblica di vendita, potendo quindi Rai procedere a trattativa diretta solo qualora le condizioni dell’azienda e dei mercati finanziari non consentano una positiva realizzazione dell’operazione mediante offerta pubblica”. La Rai collocò poi a novembre meno del 49% consentito, limitandosi al 30,51%, salito al 34,93% con la greenshoe. (AGI, 25 febbraio 2015)