26 febbraio 2015 | 9:51

Stop del Governo all’assalto Mediaset a Rai Way

(Lastampa) Per una volta il più loquace presidente del Consiglio nella storia della Repubblica ha preferito mantenere tutto intero il suo riserbo. E per tutto il giorno. Un silenzio enigmatico perché si è manifestato davanti ad una offerta pubblica di acquisto lanciata da Mediaset sulle torri di Ray Way: una offerta “ostile” al governo, perché in contraddizione con un decreto di palazzo Chigi che impedisce a privati di salire oltre il 49% del pacchetto azionario. Sul far della sera, a Borse chiuse, il governo si è fatto vivo, dopo una consultazione Renzi-Padoan-Giacomelli, con una nota anonima e soddisfatta, almeno nel suo incipit: «L’offerta pubblica per Rai Way conferma l’apprezzamento da parte del mercato della scelta compiuta dal governo di valorizzare la società delle torri Rai facendola uscire dall’immobilismo nel quale era confinata».

Matteo Renzi (foto Olycom)

Matteo Renzi (foto Olycom)

E poi, un paletto: «Il governo ricorda che, anche considerata l’importanza strategica delle infrastrutture di rete, un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 2 settembre 2014 ha stabilito di mantenere in capo a Rai una quota nel capitale non inferiore al 51 per cento». Una nota prudente, come si conviene quando ci sono in ballo società quotate in Borsa. Certo, un no. Ma anche questo espresso in modo prudente, considerando che il dominus di Mediaset resta pur sempre Silvio Berlusconi e dunque era lecito attendersi una replica senza se e senza ma da parte del govern o.

Tanto più che in questi giorni il Cavaliere, nella sua veste di imprenditore, sta dimostrando un significativo attivismo, che gli consente di muoversi con credibile voluttà tra la Rcs e le torri di Rai Way. Imprenditore, come sa Renzi, mai separato dal politico. Tanto è vero che l’attivismo a tutto campo di Berlusconi, ieri pomeriggio faceva scrivere su Twitter all’ex leader del Pd Pier Luigi Bersani: «Prima Mondadori-Rcs, poi Mediaset-Raiway: ora aspetto che il Milan compri l’Inter». Un Renzi, oramai da due anni, inflessibile nella rottamazione con i suoi, ma al tempo stesso “agnostico” col ricco e condannato Berlusconi? Sorride Bersani: «Agnostico è un aggettivo generoso!».

Eppure, resta difficile decrittare se dietro l’offerta di Mediaset ci sia un accordo strategico tra Renzi e Berlusconi. Per ora solo alcuni segnali. Ieri sera nell’entourage del capo del governo si valutava che è stato giusto spingere perché la Rai si desse una mossa e si aprisse al mercato, a riprova che sono finite le rendite di posizione dell’era del duopolio. E d’altra parte Renzi nei giorni scorsi ha già fatto capire che entro la primavera ci sarà una “nuova”, una Rai con un amministratore delegato, dotato di una forte investitura e di poteri maggiori rispetto all’attuale direttore generale. Renzi punta su un supermanager di una multinazionale delle comunicazioni, il nome più sussurrrato è quello di Vincenzo Novari, leader di Tre. Questo significa che al vecchio duopolio Rai-Mediaset – incardinato su pubblicità e reti analogiche – se ne sta per sostituire uno tutto nuovo? Con la Rai monopolista dei contenuti e con Mediaset destinata a conquistare il monopolio delle “autostrade” (le torri) sulle quali correranno i contenuti televisivi e tutte le altre telecomunicazioni? Ieri sera, dopo una giornata piena di segnali opachi, non facilmente leggibili, lo scenario di un nuovo duopolio divideva gli analisti. Un personaggio da anni vicino a Berlusconi avanzava un’altra ipotesi, capovolta: «Mediaset non fa mai azioni così clamorose: una uscita così plateale potrebbe dimostrare che la trattativa c’è stata, è fallita e ora si prova ad incassare il no politico del governo». Ma il no del governo, per ora, è stato impersonale, prudente.

http://www.lastampa.it/2015/02/26/italia/cronache/dal-governo-a-un-prudente-no-grazie-ma-la-strada-per-trattare-resta-aperta-XjHD0E294mowX48niFxDnK/pagina.html