Televisione, TLC

27 febbraio 2015 | 10:48

L’Usigrai critica la riforma Gubitosi e definisce grave il silenzio del cda Rai sull’opa

Sulla riforma Gubitosi:

(ANSA) “Una riforma per non cambiare: l’Usigrai da subito ha detto no al cosiddetto progetto 15 dicembre, perché mira a “smontare” e non interviene su elementi chiave come l’informazione di rete, la presenza sul territorio e sul web. Noi chiediamo una vera e profonda rivoluzione del sistema dell’informazione Rai, fondata su tre pilastri: prodotto, identità e unità del servizio pubblico: RaiPIU’”. E’ quanto si legge in una nota Usigrai. “La prossima settimana – prosegue la nota – l’Usigrai presenterà ai giornalisti Rai il proprio piano di riforma per una Rai multipiattaforma, crossmediale e pluralista, progetto che sarà sottoposto a referendum tra tutti i colleghi. Perché per noi è fondamentale il metodo. Si riforma dall’interno e con il confronto. Per questo vogliamo condividerlo anche con cittadini e istituzioni. Ma lo ribadiamo, nessuna riforma può prescindere da nuove leggi sulle fonti di nomina del governo aziendale, sui conflitti di interesse e per garantire certezza di risorse. Noi giornalisti vogliamo un cambiamento vero, “più radicale e più coraggioso”, come chiesto dai colleghi e dalle colleghe dei comitati di redazione”.

Sul caso Rai Way:

Vittorio di Trapan, Segretario Generale Usigrai (Europaquotidiano.it)

“È grave che il Consiglio di amministrazione della Rai non ritenga di dir nulla sull’ipotesi di Opas di Ei Towers su Rai Way”. E’ quanto sostiene l’esecutivo Esecutivo Usigrai. “Nelle ultime 24 ore grandi investitori, tra i quali concorrenti della nostra azienda, hanno guadagnato milioni di euro – prosegue la nota -. Siamo sempre stati contrari alla vendita di quote di Rai Way e oggi lo siamo ancora di più: Rai Way è un “bene di famiglia” costruito da chi ha usato con accortezza i soldi del canone versato dai cittadini per avere un Servizio Pubblico, certo non per far guadagnare Mediaset. Ennesima dimostrazione della necessità di rivedere le norme su conflitti di interesse e governance. Bene che il presidente del Consiglio ricordi che il decreto stabilisce che almeno il 51% di Rai Way resta in mani Rai. Ma noi riteniamo pericoloso che un competitor privato possa entrare nella compagine azionaria della società delle torri di trasmissione del servizio pubblico. Piuttosto ci chiediamo perché Ei Towers, quindi Mediaset, lanci un’Opas con condizioni irrealizzabili per legge”. (ANSA, 27 febbraio 2015)