10 marzo 2015 | 8:48

L’ex membro del Cda Rai, Stefano Balassone: in Viale Mazzini le nomine vanno sganciate dalla durata dei governi

(HuffPost) “Una cosa cercherei di fare a tutti i costi e la prenderei come punto fisso, se fossi io a decidere. Farei molta attenzione a non trasformare i conduttori in divi”. A parlare è Stefano Balassone, esperto di tv, ex membro del Cda Rai, tra i saggi interpellati da Palazzo Chigi (“ma non ho mai parlato con Renzi”) per la riforma del servizio pubblico, intervistato da Klaus Davi per il suo programma “KlausCondicio”, in onda su You Tube.

“I broadcaster pubblici – spiega Balassone – hanno anche la responsabilità di non costruire delle figure artificiali, pompate attraverso la continua esposizione in video. La comunicazione ha un po’ surrogato la politica negli ultimi anni, si è sviluppata in assenza della politica stessa riproducendone qualche aspetto dialettico Questa fase è definitivamente superata lasciando spazio da un’informazione che deve essere più profonda e assolutamente non schierata”.

Stefano Balassone (foto Olycom)

Stefano Balassone (foto Olycom)

Quanto alla rotazione dei conduttori in video, Balassone ha detto: “Sono favorevole, ma che non sia meccanica”. E, in merito a un possibile ritorno di Santoro in Rai, ha osservato: “La sua chiave epica nel racconto della politica, distintasi per aver saputo trasmettere emozioni profonde in merito a ciò che accade, lo ha caratterizzato. Solo che ora la chiave epica viene praticata dalla politica stessa . Infatti il suo ‘Servizio Pubblico’ è simile agli altri prodotti che sono nati per imitarlo. Secondo me il racconto santoriano, cosi come lo vediamo, sarà lui stesso per primo a volerlo mettere in discussione e a ripensarlo. Intediamoci: è una delle personalità che sanno come si fa un programma. Un’azienda che si occupa di audiovisivo farebbe benissimo a consultarsi con le competenze (Santoro, Vespa, come anche altri) senza delegare loro nulla. Il punto secondo me fondamentale è di non fare della Rai un residence di tante individualità, ognuna delle quali ha la sua etichetta sulla porta, delegando ad esse in sostanza l’identità dell’azienda stessa”.

“Attuali direttori Tg? Il loro destino dipende dai contratti”. “Gli attuali direttori dei telegiornali Rai – ha spiegato Balassone – sono dei dirigenti e. pertanto, sarà capitato loro di far parte di testate in ristrutturazione. Qui la questione riguarda le loro condizioni contrattuali. Non so se è esattamente questo il problema che dobbiamo porci noi cittadini di fronte a questioni strategiche che interessano il futuro del servizio pubblico”.

“Alla Rai ci vedrei bene Nuzzi e Ravetto”. “Vedrei bene in Rai moltissimi professionisti di La7, Mediaset e Sky, la stessa Sarah Varetto e molti altri giornalisti di Sky, che apprezzo ma dei quali non ricordo neanche il nome, e questo è un fatto positivo… I bravi sono tanti. Non è un problema di nomi ma di priorità. Di schema all’interno del quale devono rientrare e non invece fagocitare”. Balassone ha espresso apprezzamenti anche per la professionalità di Myrta Merlino e Corrado Formigli. “Quest’ultimo – ha puntualizzato l’ex membro del Cda Rai – lo tirerei fuori dal formato dei talk ossessivi e cercherei di utilizzarlo per quella che è la sua vocazione, cioè per la grande inchiesta approfondita. Ottimo anche Gianluigi Nuzzi che, con il suo ‘Quarto Grado’, ha fatto ascolti e qualità. Mentre Lilli Gruber tiene in piedi con ‘Otto e Mezzo’ le audience de La7, rete che però deve stare attenta a non spegnersi come ‘Candle in the wind’, visti gli ascolti dell’ultimo periodo”.

“Nomine siano sganciate dalla durata dei governi”. Quanto a chi nomina gli amministratori della Rai, Balassone ha osservato: “Il punto è proprio quello della governance della tv pubblica. In Inghilterra lo nomina l’esecutivo, ma con un meccanismo che garantisce l’assoluta indipendenza della BBC”. Nel corso dell’intervista Balassone ha azzardato una proposta: “Potremmo prendere spunto dagli inglesi. Io proporrei la nomina da parte dell’esecutivo, ma quello che è veramente determinante, supponendo un collegio di 5 o 7 persone che compongono il board, è che siano nominate singolarmente, non in una logica ‘simul stabunt simul cadent’. E allorquando uno dei nominati dovesse venir meno per dimissioni o altri motivi, costui venga sostituito con una persona che avrà un mandato per l’intera durata. Bisogna rendere impossibile la concordanza fra i cicli della politica e gli eventuali ribaltoni RAI, un po’ come avviene con la Corte Suprema negli USA”. “Quanto al profilo dei nominati, credo che debbano essere assolutamente tecnici ed essersi distinti nel settore specifico”, ha concluso l’ex membro del Cda Rai.

http://www.huffingtonpost.it/2015/03/09/rai-balassone-nomine-sganciate-durata-governi_n_6832772.html?utm_hp_ref=italy