11 marzo 2015 | 8:47

La ricetta di Renzi per la Rai: ad con pieni poteri, Cda snello e canone in bolletta. In settimana le linee guida in Consiglio dei ministri

(Rainews) Abbandonata la strada del decreto, la riforma passerà per un disegno di legge sulla falsariga di quanto fatto con la ‘buona scuola’ Grillo: pronti al dialogo su reddito di cittadinanza e Rai Rai, Grillo presenta la sua riforma: Cda a 5 e consiglieri sorteggiati dall’Agcom Rai, via libera del Cda al piano di riorganizzazione dei Tg Tramontata l’ipotesi decreto, la strada che il governo seguirà per ridisegnare la governance della tv pubblica sarà quella del disegno di legge anticipato da una serie di linee guida, seguendo l’esempio di quanto fatto con la riforma della scuola. “In settimana – scrive Renzi nella sua

Matteo Renzi (foto Ansa)

Matteo Renzi (foto Ansa)

enews – iniziamo l’esame in consiglio dei ministri per chiuderlo velocemente. Poi la palla passa al Parlamento con lo stesso metodo della scuola”.   Linee guida che, anche secondo la ricostruzione fatta oggi da Repubblica, saranno portate in cdm già alla prossima riunione. E linee guida che vorrebbero per la nuova Rai un amministratore delegato ‘vero’, cioè con pieni poteri come accade nelle aziende private, e non obbligato a guidare l’azienda in concerto con il Consiglio d’Amministrazione come avviene ora.   Cda che nelle intenzioni del governo sarà ridotto non solo nelle funzioni, ma anche nei numeri, così come cambierà il percorso di nomina dei singoli consiglieri. Percorso che sarebbe ancora in via di definizione, rappresentando questo il punto più complesso della riforma in quanto dalla gestione delle nomine dipende anche l’equilibrio di potere tra chi nomina l’amministratore e chi controlla, e cioè tra politica e Rai. Uno dei fili suggeriti dal quotidiano di Ezio Mauro porterebbe ad un Consiglio di sorveglianza con membri nominati dal governo e dall’Autorità di garanzia. Il quale, a sua volta, dovrebbe scegliere il Cda vero e proprio, ridotto da nove a cinque componenti. Un altro filo riporterebbe invece tutto in capo al Parlamento (ipotesi però che non convince la presidenza del consiglio perché verrebbe meno la separazione tra gestione e controllo), al quale resterebbe l’elezione del Cda come del resto elegge altri organi di garanzia quali i componenti della Consulta o del Csm. I nomi dei cinque sarebbero però pescati in una “rosa” indicata da soggetti esterni come l’Agcom, la Conferenza Stato-Regioni, il Consiglio dei rettori, la Corte Costituzionale. Mentre a palazzo Chigi non trova ascolto l’idea del movimento cinque stelle di affidare a un sorteggio tra candidati con il curriculum giusto la scelta del Cda.   Oltre alla governance, nei piani di riforma del governo ci sarebbero anche altri due capitoli d’intervento: l’allungamento a 10 anni, dagli attuali 3, del contratto di servizio e l’inserimento nella bolletta della luce del canone (dimezzato nell’importo). Misure altrettanto importanti perché la prima consentirebbe all’azienda di viale Mazzini una programmazione di lungo periodo consentendole inoltre, grazie alla seconda, di conoscere in anticipo quanto incasserà dal gettito statale di anno in anno.  Come avvenuto per ‘la buona scuola’, anche il progetto Rai sarà oggetto di una consultazione con ‘esperti del settore’ (comunicatori, giornalisti, professori universitari, giuristi, associazioni, economisti). Un processo di affinamento che porterà al disegno di legge definitivo che sembra però, almeno nelle sue direttrici, già delineato ed imperniato sulla separazione netta tra la gestione e il controllo.

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