In Australia nasce una rete tv per raccontare l’islam. Così controbilanciamo il trattamento riservatoci sui grandi media

(ANSA) Esponenti della comunità musulmana in Australia hanno fondato una rete televisiva a Sydney, con uno studio costato l’equivalente di 700 mila euro, per controbilanciare il trattamento dell’islam da parte dei grandi media. Si chiama ‘One Path Network’ e produce video per il suo Canale YouTube, fra cui interviste con sceicchi locali sugli insegnamenti dell’islam e servizi di attualità. “Sono tempi in cui vi è molta pressione sulla comunità musulmana”, ha detto il direttore della rete Maiaz Majanni alla tv nazionale Abc. “Purtroppo nei grandi media spesso siamo rappresentati in modo errato, male interpretati, e qui possiamo assicurarci di mandare messaggi chiari”. Lo studio è finanziato da donazioni e operato da una squadra di oltre 20 volontari. I sostenitori comprendono personalità di spicco, sia moderati che conservatori, come il gran muftì d’Australia Ibrahim Abu Mohamed e il professor Mohamad Abdalla della Griffith University, apparsi in un video promozionale. La rete ha fornito la sua copertura di eventi di grande impatto, come il sequestro di 18 ostaggi in un caffè nel centro di Sydney lo scorso dicembre, finito tragicamente con un’incursione di forze speciali e l’uccisione di due degli ostaggi e del sequestratore, l’iraniano Man Haron Monis. “Abbiamo messo in chiaro che non si è trattato di un atto islamico”, ha detto Majanni. “Quella persona era conosciuta alle autorità come un criminale e non aveva alcuna connessione con l’Isis. Non aveva nemmeno potuto procurarsi la bandiera giusta. Quanto all’Isis, è un’organizzazione che commette atrocità, non è islamica”. (ANSA, 17 marzo 2015)

One Path Network

 

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