23 marzo 2015 | 9:01

Tensione nella redazione di Charlie Hebdo per decidere cosa fare dei 30 milioni di euro arrivati dopo il massacro

(Huffpost) Due mesi dopo l’attacco a Charlie Hebdo, la tensione è tornata nella redazione del settimanale satirico francese, divisa sulla sorte dei quasi 30 milioni di euro arrivati sulla scia del massacro. Undici giornalisti hanno chiesto che tutti i dipendenti diventino azionisti alla pari del magazine, sostenendo che una divisione più equa permette una maggiore “trasparenza”. “Tanto più ampio il controllo, tante più decisioni verranno prese collettivamente e questo è meglio per ciascuno”, ha affermato il giornalista Laurent Leger, seguito tra gli altri dall’editorialista Patrick Pelloux. Attualmente, il 40% di Charlie Hebdo è nelle mani dei familiari di Charb, l’ex direttore della rivista rimasto ucciso il 7 gennaio, un altro 40% è del vignettista Riss, che si sta riprendendo in ospedale dalle ferite riportate nell’attaco, mentre al manager Eric Portheault spetta il restante 20%.

Laurent Leger (foto Telegraph)

Laurent Leger (foto Telegraph)

Prima dell’attacco terroristico, Charlie Hebdo navigava in cattive acque, con sole 30mila copie vendute a settimana. Ma sulla scia dell’ondata emotiva provocata dal massacro, il settimanale è stato inondato di donazioni, vendendo 7 milioni di copie del numero speciale realizzato a una settimana dall’assalto armato alla redazione. Un capitale milionario che ha suscitato divisioni. “Tutti questi soldi stanno facendo più male che bene”, ha ammesso un avvocato che rappresenta la dirigenza. “Il nostro primo pensiero deve essere far uscire il giornale ogni mercoledì, poi abbiamo le questioni fiscali da risolvere, dal momento che le donazioni sono tassate al 60%”, ha spiegato. Queste infatti “vanno alle famiglie delle vittime”, mentre “gli utili delle vendite vanno nelle casse del magazine e serviranno per creare una fondazione, in particolare per insegnare la libertà di espressione nelle scuole”.

http://www.huffingtonpost.it/2015/03/20/charlie-hebdo-patrimonio_n_6908842.html