Comunicazione, New media

25 marzo 2015 | 10:43

Attacchi hacker contro Google dalla Cina. La denuncia parte da una ong, ma Pechino si schiera tra le vittime

(askanews) La Cina è dietro una serie di attacchi informatici anche a importanti compagnie internet, tra le quali Google. L’accusa viene da GreatFire.org, un’organizzazione non governativa che cerca di superare il potente apparato di censura web di Pechino.

Eric Schmidt (foto Olycom)

Eric Schmidt (foto Olycom)

In particolare GreatFire si concentra sugli attacchi definiti “man-in-the-middle”, un attacco in base al quale un intermediario non autorizzato s’intromette nel dialogo tra gli utenti e le loro destinazioni online, riuscendo a intercettare una serie di dati, per esempio password.

A dire dell’ong, ci sono “prove concrete” che dietro quest tipo di attività ci sia l’Amministrazione del cyberspazio della Cina (CAC) e il China internet Network Information Cneter (CNNIC).

Il Partito comunista cinese mantiene uno stretto controllo su internet, bloccando siti internet politicamente sensibili e sostenendo il “Grande Firewall”, l’apparato di censura online cinese. Inoltre periodicamente dagli Stati uniti arrivano a Pechino accuse di hackeraggio.
Pechino ha anche suscitato critiche per una recente legge che richiederebbe alle compagnie straniere di consegnare le chiavi di decrittaggio dei loro dati e altre informazioni sensibili per fare affari in Cina. Pechino spesso si presenta come vittima di hackeraggio.
Un ingegnere della sicurezza di Google, lunedì, ha pubblicato sul blog della sicurezza della compagnia la notizia secondo la quale la CNNIC e una compagnia definita MCS Holding avrebbero emesso “certificati digitali non autorizzati per diversi domini Google”. Martedì Microsoft e Mozilla hanno annunciato che avrebbero revocato la loro fiducia in tutti i certificati Mcs.
GreatFire ha lodato queste evoluzioni, ma ha aggiunto: “Chiediamo ancora una volta che Google, Mozilla, Microsoft e Apple revochino la fiducia alla CNNIC immediatament per proteggere i dati degli utenti cinesi e di tutto il mondo”, ha scritto l’ong. (askanews, 25 marzo 2015)