26 marzo 2015 | 9:52

La crossmedialità di Dmitry Glukhovsky: “Volevo che qualcuno leggesse le mie pagine, non mi interessavano le vendite”

Chi fa da sè, fa per… tre milioni. Il numero di persone che, in tutto il mondo, hanno letto “Metro 2033″ di Dmitry Glukhovsky. Giornalista e scrittore russo nato nel 1979, Glukhovsky è un vero artigiano e pioniere della crossmedialità: il suo romanzo di fantascienza ambientato nella metropolitana di Mosca infatti è forse il primo racconto social, realizzato quando ancora i social network come li conosciamo oggi non esistevano. Il libro, pubblicato online gratuitamente all’inizio degli anni 2000, è stato sviluppato e arricchito grazie ai contributi degli internauti, fino ad arrivare a tre milioni di lettori nel mondo.

Dmitry Glukhovsky

Dmitry Glukhovsky

Glukhovsky venerdì 27 sarà a Torino, ospite a Biennale Democrazia. La manifestazione torinese ideata da Gustavo Zagrebelsky quest’anno è dedicata al tema dei “Passaggi”, intesi come spostamenti e migrazioni, ma anche come cambiamenti a livello sociale.
A parlare di narrazione transmediale assieme allo scrittore Tullio Avoledo e il semiologo Carlos Scolari.

Come mai ha deciso di pubblicare il suo primo libro su Internet? Si aspettava che avrebbe tutto questo successo?
Metro 2033 è stato pubblicato online nel 2002, ben prima della nascita di Facebook e Twitter e anche dei blog. Avevo creato un mio sito e inserito manualmente il testo. La ragione era semplice: tutti gli editori a cui avevo inviato il testo, me lo avevano rimandato indietro. Certamente, mi sarebbe piaciuto essere un autore “certificato”, ma in quel momento volevo soprattutto che qualcuno leggesse quelle pagine sulle quali avevo speso anni e anni della mia vita fino a quel momento. Non mi importava di vendite o di diritti d’autore: volevo solo che qualcuno mi leggesse. Guardando indietro, sono stato un pioniere in qualche modo, il racconto non ha avuto immediatamente successo: è stata invece una crescita lenta e progressiva e certo all’inizio non potevo immaginare che sarebbe diventato un successo internazionale. È accaduto tutto un po’ alla volta e davvero non saprei dire quando Metro 2033 è diventato ciò che è ora. E, aggiungerei, non sono sicuro che non si tratti di un sogno.

Lei può essere definito un autore crossmediale: pensa che questo sia il futuro della scrittura, sia nel campo della letteratura sia nel campo del giornalismo?
La saga di Metro si sviluppa tra libri e videogame: alcune parti della storia sono raccontate con un mezzo, altre con il secondo. Credo siamo stati tra i primi anche a pensare al videogame come strumento per la narrazione: solo un paio di anni fa i giochi erano considerati uno stupido passatempo. Ora tutto questo sta cambiando e posso dire di essere orgoglioso di aver contribuito a diffondere questa tendenza. L’integrazione con il videogame ha portato a Metro migliaia di lettori in tutto il mondo e credo che questo sia una modo fantastico di raccontare una storia, di comunicare emozioni, di creare un mito. In questo modo permetti al pubblico di essere lì, dentro la storia, di andare in profondità nel romanzo e, concentrando ancora di più le emozioni si può arrivare a un film o a una serie. E avendo cura di mantenere l’integrità della storia, la crossmedialità funziona davvero. Noi abbiamo iniziato a utilizzarla prima che il termine stesso fosse inventato, anche se a dirlo può sembrare magari poco modesto.

Ci racconta qualcosa, invece, di Metro 2035, il suo nuovo romanzo?
La trama di Metro 2035 ribalterà la storia e lo scenario di Metro 2033: se 2033 era un fantasy ambientato in un contesto urbano, 2035 sarà una violenta distopia; se 2033 raccontava una favola, 2035 svelerà la cruda verità. Più in generale, sarà uno spy thriller con elementi di satira politica. Il protagonista sarà lo stesso del primo libro e dei primi due videogiochi: tuttavia, dopo tutti questi anni trascorsi dalla pubblicazione di 2033 (l’edizione cartacea è del 2005, ndr), Artyom è cresciuto ed è cambiato. Non è più il ragazzo romantico e naif che era. Questo romanzo avrà davvero un tono diverso. Anche a partire dalla copertina che sarà tutta rossa.

Lei ha scritto anche Tales about the Motherland, una raccolta di storie satiriche sulla Russia di oggi: come vede il suo Paese riguardo a temi come la libertà di espressione e i diritti civili?
Libertà? Diritti civili? Mi spiace, non ho trovato queste parole sul dizionario italiano-russo. Forse ci sarà un motivo.