26 marzo 2015 | 18:41

‘Il Manifesto’ all’asta. Nell’editoriale Norma Rangeri annuncia la volontà di comprare la testata

“Mi riprendo Il Manifesto”, così comincia l’editoriale di Norma Rangeri nel quale la stessa direttrice annuncia la messa in vendita della testata e, contestualmente, rivela anche la sua volontà di acquistarlo. La pubblicazione del bando avverrà entro il mese di aprile e rappresenta, sempre secondo la Rangeri, “il pas­sag­gio fon­da­men­tale per com­ple­tare l’ultima parte di un cam­mino ini­ziato ormai tre anni fa con la chiu­sura della vec­chia coo­pe­ra­tiva e la nascita della nostra nuova impresa”.

Norma Rangeri, direttore del Manifesto (foto Olycom)

Norma Rangeri, direttore del Manifesto (foto Olycom)

Di seguito riportiamo l’editoriale completo:

Care let­trici, cari let­tori, il momento sto­rico per la coo­pe­ra­tiva è final­mente arri­vato: sfo­gliando il gior­nale di oggi tro­ve­rete l’annuncio del bando di ven­dita della nostra testata.
I Liqui­da­tori, nomi­nati dal Mini­stero per lo Svi­luppo eco­no­mico, hanno final­mente reso pub­bli­che le moda­lità e la somma richie­sta per acqui­stare il mani­fe­sto. La pub­bli­ca­zione del bando è il pas­sag­gio fon­da­men­tale per com­ple­tare, spe­riamo posi­ti­va­mente, l’ultima parte di un cam­mino ini­ziato ormai tre anni fa con la chiu­sura della vec­chia coo­pe­ra­tiva e la nascita della nostra nuova impresa.
Una liqui­da­zione, e poi l’asta di un bene, pos­sono essere momenti poco impor­tanti. Nel caso nostro è l’esatto con­tra­rio per­ché rap­pre­sen­tano la ven­dita di una sto­ria, del tempo e del cuore messi in campo da gene­ra­zioni di donne e uomini in difesa di un «bene comune», di un patri­mo­nio di espe­rienze indi­vi­duali den­tro un patri­mo­nio collettivo.
Per­ciò dire che l’asta è un momento deli­cato, entu­sia­smante, dif­fi­cile, è forse per­fino riduttivo.
Comun­que tutte le bat­ta­glie, tutti gli osta­coli affron­tati e supe­rati per arri­vare all’appuntamento, ora ver­ranno sot­to­po­sti alla prova finale: l’ultimo salto per oltre­pas­sare l’ostacolo. Insieme a voi, in que­sti due anni di vita della nuova coo­pe­ra­tiva, abbiamo lavo­rato per un solo obiet­tivo: tor­nare a essere padroni di noi stessi.
E per rag­giun­gere que­sta meta abbiamo cam­mi­nato su un dop­pio bina­rio: tenere in vita e in buona salute il mani­fe­sto e, con­tem­po­ra­nea­mente, atti­vare una cam­pa­gna di finan­zia­mento. Essere ogni giorno in edi­cola «per la causa» (della sini­stra ita­liana), e nello stesso tempo, dare una solida casa e un futuro a un’informazione libera e auto­noma, man­te­nere aperto e allar­gare ancora di più uno spa­zio intel­let­tuale e poli­tico. Restando fedeli alla forma che da qua­ran­ta­quat­tro anni rap­pre­senta una felice ano­ma­lia ita­liana: una testata nazio­nale gestita da una coo­pe­ra­tiva pura, trasparente.
Ma auto­no­mia e indi­pen­denza si pagano. E noi stiamo pagando salato: 26 mila euro al mese (mille euro ogni giorno che usciamo) per l’affitto della testata. Così da due anni. Fate i cal­coli di quanto abbiamo dato e ancora daremo ai Liqui­da­tori. Oltre la metà dell’esorbitante richie­sta del bando d’asta.
Abbiamo accet­tato que­ste con­di­zioni proi­bi­tive per avere in cam­bio un con­tratto decen­nale, sot­to­scritto all’inizio di que­sta nuova avventura.
Non ave­vamo pos­si­bi­lità di scelta, anche se noi, come i nostri inter­lo­cu­tori, sap­piamo che si tratta di un affitto iper­bo­lico, senza alcun riscon­tro di mer­cato. Come è iper­bo­lica e fuori da ogni reale rap­porto di valore la cifra di un milione e 757mila euro come prezzo di ven­dita del bando d’asta.
Se non aves­simo accet­tato la man­naia dei 26 mila euro al mese il mani­fe­sto sarebbe uscito dalle edi­cole forse per sem­pre, il suo valore sarebbe crol­lato e la testata sarebbe stata preda degli affa­ri­sti del set­tore, merce low-cost in quel traf­fico di testate in cui sono spe­cia­liz­zati finan­zieri di ogni risma.
Qui occorre un chia­ri­mento, dove­roso nei con­fronti di tutti e in par­ti­co­lare delle let­trici e dei let­tori: sem­mai si pre­sen­tas­sero all’asta una o più per­sone con offerte milio­na­rie per com­prare il nostro gior­nale, è bene sapere che gli even­tuali futuri pro­prie­tari dovranno con­vi­vere per lun­ghi anni con que­sta reda­zione e que­sto vivace col­let­tivo di lavoro.
L’ultima volta che scri­vevo per infor­marvi sullo stato del mani­fe­sto era pro­prio l’ultimo giorno dell’anno, il 31 dicem­bre 2014. Vi rin­gra­ziavo per la gene­ro­sità con cui ave­vate ade­rito alla cam­pa­gna di dona­zioni, met­ten­doci oggi nelle con­di­zioni di fare una con­grua offerta al momento della ven­dita. Ma al tempo stesso davo anche conto dello stallo, delle pro­ce­dure mini­ste­riali che anda­vano a rilento, del bando di ven­dita che non arri­vava e dei liqui­da­tori che non avreb­bero rispet­tato la sca­denza di fine anno, come con­cor­dato pro­prio in una riu­nione di tutte le parti avve­nuta addi­rit­tura nel luglio del 2014 negli uffici del Ministero.
Que­sto incom­pren­si­bile ritardo ci ha molto dan­neg­giato per il peso dell’affitto, un maci­gno da tra­sci­nare ogni giorno sulle nostre spalle per sca­lare una mon­ta­gna senza mai poterne vedere la vetta. Per­ché il tempo è denaro che esce dalle nostre casse per entrare in quelle della Liqui­da­zione. E sic­come pas­se­ranno altri mesi prima della con­clu­sione delle pro­ce­dure d’asta, è bene sapere che se vogliamo arri­vare all’atto finale dob­biamo affron­tare i «tempi» (gli affitti) supplementari.
Per cor­ri­spon­dere all’impegnativa fase che ci attende e com­pen­sare la men­sile emor­ra­gia di risorse che ci viene richie­sta, met­te­remo in campo ini­zia­tive spe­ciali, lungo il per­corso informativo/culturale/storico avviato con i numeri spe­ciali a venti euro. Che hanno otte­nuto un grande suc­cesso, nono­stante l’impegno eco­no­mico fuori del comune.
Que­ste ini­zia­tive edi­to­riali ci per­met­te­ranno di affron­tare meglio gli appun­ta­menti con il nostro futuro. E non solo da un punto di vista economico.
Per­ché la vostra par­te­ci­pa­zione ci dà anche una grande forza di «spi­rito». La per­ce­zione, anzi la cer­tezza, di sapere che siamo «cir­con­dati» da una comu­nità di donne e di uomini, che ci segue, ci sostiene, ci cri­tica, ci vuole bene, è il nostro pane quotidiano.
E tutto que­sto non potrà mai essere messo in discus­sione da un’asta al «miglior offerente».