Protagonisti del mese

27 marzo 2015 | 16:13

Video killed the Deejay stars

Nel giro di poche settimane dall’acquisizione, Discovery ha colonizzato il palinsesto di Deejay Tv lasciando sopravvivere solo ‘Deejay chiama Italia’. “Sono delle macchine da guerra. Fosse per loro il canale avrebbe già un altro nome, ma resterà com’è almeno un anno”, dice Linus, che racconta anche eccellenze e limiti
della radio italiana. Cominciando dalla sua Radio Deejay costruita, dice, attorno a un format editoriale sbagliato

All’11 di Visconti di Modrone, head quarter milanese del gruppo televisivo Discovery, si lavora a ritmi serrati per preparare la nuova Deejay Tv, canale acquisito a gennaio dal Gruppo Editoriale L’Espresso per 17 milioni di euro. Un’attività tanto intensa quanto silenziosa perché il boss Marinella Soldi vuole tenere il profilo basso almeno finché il Consiglio di Stato non avrà dissolto le nebbie che circondano l’assegnazione definitiva del preziosissimo tasto 9 del telecomando. Nodo a cui è legata la valorizzazione dell’intera operazione.
Nel frattempo, però, il canale è già stato colonizzato dai programmi targati Discovery: ‘Airport security’, ‘Nudi e crudi’, ‘Io e i miei parassiti’, ‘1000 modi per morire’, ‘Lavori sporchi’, ‘Unexplained files’, ‘Te l’avevo detto’ e ‘Come andrà a finire?’. Una programmazione che arriva per lo più da Dmax lasciando intuire la composizione prevalentemente maschile del suo 0,3% di share. Della precedente proprietà è sopravvissuto soltanto il programma ‘Deejay chiama Italia’, condotto da Linus, il direttore di Radio Deejay e membro del Cda di Elemedia, la controllata radiofonica del Gruppo L’Espresso. “Con l’acquisto del canale è venuto meno il mio ruolo di direttore artistico”, spiega, “ma quella televisione si chiama ancora Deejay e questa cosa non può certo essere trascurata, tant’è che mi confronto spesso con i manager di Discovery per capire come creare sinergie positive tra noi e loro. Non è facile individuare una strategia comune, ma vedo così tanta buona volontà che mi sarebbe piaciuto fossero arrivati sei anni fa”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 459 – Marzo 2015