27 marzo 2015 | 10:39

Memoria e oblio online, una questione di costi. La riflessione di Luciano Floridi a Biennale Democrazia

Costruire un equilibrio tra ricordare un avvenimento e rivivere ogni giorno quello stesso ricordo per fare in modo che la memoria sia un punto di partenza, una ricchezza per guardare al futuro. È questa la grande sfida della memoria ai tempi del web, secondo Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford e membro del Comitato consultivo per il diritto all’oblio di Google, che a Biennale Democrazia ha intrattenuto la platea del teatro Gobetti conducendo per mano il pubblico in una riflessione sui diversi tipi di memorie e sull’interazione tra queste e la tecnologia.

Luciano Floridi

Luciano Floridi

Esistono innanzitutto le memorie “verdi”, che si articolano nel ricordo del fatto che qualcosa è accaduto, detta anche memoria semantica, e del come è accaduto. Questi ricordi possono essere trasmessi, anche se non nella loro totale integrità: “Posso raccontare di aver mangiato l’ananas durante un viaggio in Brasile – spiega Floridi – ma non posso trasmettere a qualcun altro il ricordo esatto della deliziosa sensazione provata mangiando il frutto”.

Tutti i nostri ricordi, o almeno quelli che vengono riversati in digitale, grazie ad esempio ai social network, costituiscono un’enorme mole di dati. Dall’inizio della storia al 2009, infatti, sono stati creati circa 0,8 zettabyte di dati che rappresentano i nostri ricordi e la previsione è che da qui al 2020 diventeranno 35 zettabyte: una crescita senza limiti, ragiona Floridi, perché legata alla vitalità dell’intelligenza umana e perché l’unico ostacolo potrebbe essere dato dallo spazio fisico all’interno dei supporti, che però è destinato anch’esso a crescere rapidamente grazie alle continua evoluzione della tecnologia.

Alla memoria, dunque, sono legati una serie di valori intrinseci, ma anche economici: se da un lato, ogni ricordo può essere condiviso senza per questo privarsene, è ridefinibile, rinnovabile e riutilizzabile, la gestione della memoria ha un costo. Perché bisogna acquisire i dati, garantirne l’usabilità e l’accessibilità, conservarli in sicurezza, poterli analizzare e, ultimo ma non ultimo, tutto questo comporta la necessità di avere una legislazione in merito.
In rete, tra tutti questi dati oggi, finiscono, volontariamente o meno, anche memorie problematiche, continua Floridi, che magari preferiremmo dimenticare, esattamente come nel caso di Mario Costeja Gonzalez, il cittadino spagnolo che aveva chiesto a Google di rimuovere alcuni link relativi a un articolo che lo riguardava pubblicato dal giornale La Vanguardia, dando vita al dibattito tuttora in corso sul diritto all’oblio. Una richiesta che ha portato alla sentenza della Corte di giustizia europea che ha stabilito che i cittadini Ue possono richiedere la rimozione dei link (non delle informazioni, ndr) a notizie sulla loro persona che “risultino inadeguate, eccessive, irrilevanti o comunque non più rilevanti”.