27 marzo 2015 | 18:55

Il nuovo numero di ‘Prima’ è in edicola a Milano e disponibile subito anche in edizione digitale per tablet e smartphone

Nel numero 459 – marzo 2015 di ‘Prima Comunicazione’ tra i protagonisti c’è Urbano Cairo, presidente di Cairo Communication ed editore di La7. E ppoi ancora  Giancarlo Mazzuca, direttore del Giorno, Giuseppe Castagna,consigliere delegato e direttore generale di Banca Popolare di Milano e Linus, direttore di Radio Deejay. Abbonati al mensile ‘Prima’ edizione cartacea (+ ‘Uomini Comunicazione), alla versione digitale per tablet e smartphone o a quella combinata carta + digitale

“Bisogna togliere la pubblicità a una rete e limitare gli spazi pubblicitari di Viale Mazzini”, dice Urbano Cairo, presidente di Cairo Communication ed editore di La7

In una lunga intervista sull’ultimo numero di Prima comunicazione – da oggi su smartphone e tablet e in edicola a Milano da domani sabato 28 e a Roma e nel resto d’Italia da martedì 31 – Urbano Cairo racconta le sue politiche editoriali sulla carta stampata, che lo hanno portato a essere l’editore capofila per copie vendute in edicola, con ricavi di 73,5 milioni di euro, vantando una marginalità positiva di 14 milioni. E anche le scelte fatte nel settore televisivo dove La7 srl segna, alla fine del secondo anno della gestione, un Ebitda in attivo di 9 milioni rispetto a una perdita di 24,4 milioni nei dodici mesi del 2013.

“In edicola abbiamo ricavi per 73,5 milioni di euro, nel 2008 erano 70,5 e nel frattempo il mercato è sceso del 41%”, dice Cairo. “E questo perché investiamo in tutti i settori di attività di un editore di periodici”, e spiega: “Abbiamo tenuto i prezzi a un livello competitivo mantenendo un euro come prezzo di copertina. Investiamo nelle tirature delle nostre testate per fare in modo che i lettori le trovino dappertutto”. Inoltre insiste “Credo di poter dire che siamo l’unico editore che mantiene le foliazioni sempre a un livello importante: quella redazionale non scende mai sotto le 105 e le 110 pagine a cui si aggiungono le 40/60 pagine di pubblicità”. Per quanto riguarda La7, Cairo ribadisce l’importanza di difendere la qualità del prodotto. “E’ vero, abbiamo dovuto tagliare i costi, soprattutto gli sprechi e le inefficienze, ma abbiamo mantenuto tutti i conduttori e giornalisti più prestigiosi, Enrico Mentana, Lilly Gruber, Santoro, Formigli, oltre al formidabile Maurizio Crozza. E non voglio dimenticare le instancabili e bravissime Tiziana Panella e Myrta Merlino. E ne abbiamo ingaggiati di nuovi come Giovanni Floris”.
L’orgoglio di Cairo è di aver lavorato sui “sui costi generali, chiudendo programmi che non funzionavano, ma tutelando la forza lavoro, tant’è che non abbiamo mandato a casa nessuno né siamo ricorsi a cassa integrazione o a prepensionamenti. Stiamo parlando di 420 persone più alcune figure (poche) a tempo determinato con un costo complessivo di 34 milioni, pari al 30% del fatturato. Sempre per dare un’idea di che ordine stiamo parlando, ricordo che a Mediaset il personale pesa il 17%”.
Mentre l’editore sta pensando a nuovi canali da lanciare utilizzando le frequenze acquistate nel 2014 – allo studio c’è il Toro Channel, utile sponda per il Torino calcio, la squadra di cui è presidente dalla stagione 2004-2005 –, Cairo è impegnato nella battaglia per conquistare nuovi spazi alle sue televisioni sul fronte pubblicitario, un mercato in cui la competizione si è fatta durissima anche per la guerra degli sconti che si è aperta tra Rai e Mediaset. Un tema su cui Cairo va giù durissimo accusando la Rai “di fare una politica di sconti esagerata deprezzando tutto il mercato”. “Tutti sappiamo della grande anomalia italiana: una Rai che incamera un miliardo e 600milioni di euro di canone, ma anche 700 milioni di pubblicità. Una cosa impensabile in Paesi come la Francia o la Germania dove per le televisioni pubbliche ci sono regole molte restrittive (possono mandare in onda la pubblicità solo fino alle 20 di sera) o in Inghilterra dove la Bbc vive solo di canone”, dice Cairo, che alla domanda di che cosa pensa del progetto governativo di togliere la pubblicità a una delle tre reti Rai, considerato da alcuni un aiutino a Mediaset, risponde netto: “Ma quale aiutino? Io dico che oltre a togliere pubblicità a una rete Rai si dovrebbero limitare gli spazi pubblicitari a disposizione di Viale Mazzini. Togliere la pubblicità alla Rai non è un favore a Mediaset ma a tutto il mercato, stampa compresa. Il tema vero è quello di avere un costo contatto, un costo grp adeguato alla qualità di ascoltatori o di contatti. Il costo contatto in Italia è il più basso che ci sia in Europa. La metà di quello tedesco, il 40% in meno di quello francese e quasi la metà di quello inglese”.

Giancarlo Mazzuca: “Indro mi ha insegnato che il giornale non muore mai. Neanche quando torni a casa”

Quasi 48 anni di carriera giornalistica, intermezzata da una legislatura come parlamentare, ora da due anni direttore del Giorno, Giancarlo Mazzuca in un’intervista sul nuovo numero di Prima Comunicazione – da oggi su smartphone e tablet e in edicola a Milano da domani sabato 28 e a Roma e nel resto d’Italia da martedì 31 – racconta le sue esperienze di giornalista e di politico, e i suoi anni accanto a Indro Montanelli, su cui ha scritto un libro per Cairo Editore in uscita in aprile.
“È vero, Montanelli aveva disinteresse per il potere, ma ci teneva a essere il numero uno”, ha detto Mazzuca a Prrima. “È vero anche che con qualcuno è stato duro. Ma resta un esempio per tutti i giornalisti e il vero testimone del secolo breve. Abissinia, Spagna, Francia, Stati Uniti, l’Italia del fascismo e della ricostruzione: ha vissuto in prima persona i momenti storici più importanti”.
Ricordando alcuni episodi del rapporto di Montanelli con altri giornalisti, Mazzuca ha raccontato a Prima: “L’avversione, reciproca, con Bettiza è nota. La gelosia di Biagi anche. Enzo s’inalberò quando Indro fece fare a de Bortoli il coccodrillo per la morte di Fanfani. Ma la maggior parte di noi lo adorava. Basti pensare che tre quarti della redazione del Giornale volle seguirlo nell’incerta avventura della Voce”.
E per quanto riguarda i ‘Montanelli boy’? “Severgnini, il suo allievo migliore”, ha dichiarato Mazzuca a Prima. “Molossi, Bacialli, Travaglio, Paolo Mazzanti, Granzotto, Cervi. Io. E qualcun altro che sicuramente ho dimenticato”.

Giuseppe Castagna: Rimessi i conti e l’organizzazione in ordine, Bpm progetta di diventare punto di aggregazione delle popolari per un nuovo grande polo che non può che partire dal capoluogo lombardo

Giuseppe Castagna, dal 21 gennaio 2014 consigliere delegato e direttore generale, in occasione dell’inizio delle celebrazioni dei 150 anni di Banca Popolare di Milano racconta in un’intervista sul nuovo numero di Prima Comunicazione – da oggi su smartphone e tablet e in edicola a Milano da domani sabato 28 e a Roma e nel resto d’Italia da martedì 31 – i progetti per il futuro della grande banca milanese, fondata da Luigi Luzzati nel 1865, che dopo aver vissuto anni molto bui, oggi può vantare una buona redditività e positive performance di Borsa. “Ormai abbiamo superato di gran lunga l’incremento del 100% di valore dall’anno scorso”, sottolinea Castagna. Forte di un piano industriale innovativo che punta molto sulla multicanalità, Bpm “ha ricominciato ad avere un’attenzione particolare ai mutui per i privati e ai servizi per le aziende che negli ultimi anni avevamo un po’ abbandonato”, dice Castagna che sottolinea come un punto importante del piano industriale sia anche l’integrazione di Webank, la banca on line “per dare ai nostri clienti la possibilità di utilizzare la banca come vogliono e dove vogliono senza bisogno di scegliere prima se utilizzare una banca on line o una banca tradizionale”.
Rispetto al futuro che sarà segnato dal decreto del governo per trasformare in spa le banche popolari che superano un attivo di 8 miliardi, in cui Bpm rientra in pieno, Castagna risponde tranquillo. “La Borsa ha accolto la novità favorevolmente, perché finalmente le banche popolari, rimaste oggettivamente molto piccole, possono crescere. Oggi, la dimensione è un tema per gli investimenti, per discorsi di capitale e di compliance normative della Banca centrale. Con la multicanalità, le filiali diminuiranno, ci sarà più offerta diretta digitale e di conseguenza ci vorranno investimenti. A quel punto, che tu valga 1 o 10, gli investimenti saranno più o meno gli stessi. Si va verso un nuovo modello di banca, molto più regolamentato, ma al tempo stesso inserito in un sistema sempre più competitivo: le Sgr, i canali informatici, i sistemi di pagamento svincolati dalle banche. Il futuro ci allontana dalla banca tradizionale: le popolari e quelle più piccole sono ancora un po’ l’ultimo presidio degli istituti di credito di una volta. Questi cambiamenti ci possono far crescere e migliorare in dimensioni e innovazioni: starà a noi continuare a mantenere il giusto presidio sul territorio come è stato fatto sino ad oggi”.
Tutti questi cambiamenti vedono anche un grande impegno sul fronte della comunicazione interna, nei confronti della clientela e del mercato. I 150 anni sono una grande occasione per ristabilire un rapporto forte e stretto con la città dove Bpm è nata e cresciuta. “Rientra nella continuità che vogliamo dare alla Bpm, nel senso che qualsiasi cosa che ci troveremo a fare avrà una forte vocazione milanese, lombarda”, dice Castagna che spiega: “cercheremo di utilizzare al meglio tutti i valori di questa città: l’operosità e la capacità di andare avanti che Milano ha sempre dimostrato. E quando occorre, bisognerà spingerla. Al di là dei localismi, Milano è Milano”, insiste il consigliere delegato. “Milano è la rinascita, la possibilità di ripresa di questo Paese, la finanza, la moda, l’economia, l’industria: noi oggettivamente non vediamo la possibilità di creare un terzo, quarto polo bancario italiano se non a Milano. Per noi, la centralità di Milano è fondamentale”.
Negli esempi concreti del supporto che Bpm vuole offrire al capoluogo lombardo, rientrano le iniziative previste da qui alla fine di dicembre per il 150°. A cominciare da quelle organizzate nella sede di Piazza Meda e nella Sala delle Colonne dell’adiacente Palazzo Corio Casati, trasformata in ‘Casa Bpm’, che verrà offerta per tutto il 2015 ai clienti e stakeholder locali che avranno la necessità di organizzare convegni, presentazioni o incontri. Il Dna milanese della banca viene ribadito dalla iniziativa delle figurine, disegnate da Emilio Giannelli, che ricordano 150 personaggi, da Giuseppe Verdi, Ada Negri, papa Montini, Angelo Motta, Ottavio Missoni, Indro Montanelli, eccetera, che hanno fatto grande Milano, e allegate a Sette, il settimanale del Corriere della Sera.
In aprile, poi, ci sarà l’evento per la riconsegna alla città di San Maurizio al Monastero Maggiore, una chiesa che data 1503, in pieno centro a Milano, un gioiello restaurato con la partecipazione di Bpm.
Toccheranno tutti i territori dove Bpm è presente le dieci tappe per celebrare l’anniversario e per presentare i progetti della banca a dipendenti, istituzioni, stakeholder locali. E per il 150° anniversario Poste Italiane emetterà un francobollo celebrativo: Bpm sarà la prima banca ad averlo. Alle iniziative dell’anniversario è dedicato il sito www.150bpm.it.

 

Linus:  Video killed the Deejay stars

Discovery ha piallato il precedente palinsesto di Deejay Tv lasciando sopravvivere solo il programma ‘Deejay chiama Italia’ di Linus: “Sono delle macchine da guerra. Fosse per loro il canale avrebbe già un altro nome, ma resterà com’è almeno un anno”, dice il direttore di Radio Deejay nell’intervista sul numero di Prima Comunicazione.
Nell’intervista Linus racconta anche eccellenze e limiti della radio italiana, cominciando dalla sua Radio Deejay costruita, dice, “attorno a un format editoriale sbagliato che, invece di trasmettere un’unica caratteristica distintiva evitando frammentazioni, ogni due ore obbliga l’ascoltatore a fare una scelta: resto o me ne vado?”.
Nell’intervista a ‘Prima’, Linus dice inoltre che “l’Italia è uno dei Paesi radiofonicamente più vivaci nonostante ci sia l’ossessione a trasmettere lo stesso segnale su tutto il Paese. E’ un’anomalia perché la radio è un mezzo vicino, un’ombra che ti segue in tutte le cose che fai ed è innaturale avere una persona accanto che ti parla con linguaggio e accenti diversi dai tuoi tant’è che in tutto il mondo la radio ha una localizzazione molto forte”.