Protagonisti del mese

27 marzo 2015 | 16:15

“Indro mi ha insegnato che il giornale non muore mai”, dice Giancarlo Mazzuca

“Indro mi ha insegnato che il giornale non muore mai. Neanche quando torni a casa”. Quasi 48 anni di carriera giornalistica, intermezzata da una legislatura come parlamentare, ora da due anni direttore del Giorno, Giancarlo Mazzuca in un’intervista sul nuovo numero di Prima Comunicazione – da oggi su smartphone e tablet e in edicola a Milano da domani sabato 28 e a Roma e nel resto d’Italia da martedì 31 – racconta le sue esperienze di giornalista e di politico, e i suoi anni accanto a Indro Montanelli, su cui ha scritto un libro per Cairo Editore in uscita in aprile.
“È vero, Montanelli aveva disinteresse per il potere, ma ci teneva a essere il numero uno”, ha detto Mazzuca a Prrima. “È vero anche che con qualcuno è stato duro. Ma resta un esempio per tutti i giornalisti e il vero testimone del secolo breve. Abissinia, Spagna, Francia, Stati Uniti, l’Italia del fascismo e della ricostruzione: ha vissuto in prima persona i momenti storici più importanti”.
Ricordando alcuni episodi del rapporto di Montanelli con altri giornalisti, Mazzuca ha raccontato a Prima: “L’avversione, reciproca, con Bettiza è nota. La gelosia di Biagi anche. Enzo s’inalberò quando Indro fece fare a de Bortoli il coccodrillo per la morte di Fanfani. Ma la maggior parte di noi lo adorava. Basti pensare che tre quarti della redazione del Giornale volle seguirlo nell’incerta avventura della Voce”.
E per quanto riguarda i ‘Montanelli boy’? “Severgnini, il suo allievo migliore”, ha dichiarato Mazzuca a Prima. “Molossi, Bacialli, Travaglio, Paolo Mazzanti, Granzotto, Cervi. Io. E qualcun altro che sicuramente ho dimenticato”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 459 – Marzo 2015