03 aprile 2015 | 9:07

La frenesia da social network stronca Guy Birenbaum, noto opinionista francese, che stacca e si riconnette con la vita: Vous m’avez manqué

(Corriere.it e Lexpress) Nel 2013 Guy Birenbaum lavora alla radio. Per produrre un minuto e 30 di trasmissione nel prime time della mattina Guy sta al computer fino a mezzanotte e si sveglia prima delle cinque; per tutta la giornata twitta, instagramma, naviga. Quando accompagna le figlie a scuola, «non so dire come scendo le scale a chiocciola di casa, né chi porto davvero a scuola. All’orecchio sinistro passo tra Europe 1 e le altre radio, al destro mia moglie Géraldine cerca, forse, di parlarmi. O magari è una delle mie figlie. Grugnisco qualcosa. 8h30. Non ho visto né ricordo quasi niente di quel che ho fatto in quei dieci minuti di pilota automatico». La sera, Guy dà un bacio della buonanotte alle bambine e Géraldine racconta loro una storia. Lui mangia da solo, davanti al pc.


Guy Birenbaum, de twitter à la dépression di LEXPRESS

Guy Birenbaum, 53 anni, è uno degli opinionisti più seguiti dei media francesi, fa parte della nuova «editocrazia»: c’è stato un tempo non lontano in cui twittava decine di volte al giorno per i suoi follower (oggi 145 mila), scriveva una rubrica quotidiana «modestamente intitolata “le ore 13 di Guy Birenbaum”» e soprattutto controllava di continuo le notifiche sullo smartphone per verificare se c’erano novità da commentare. Quel Guy Birenbaum, un giorno, non è riuscito ad alzarsi da letto. È crollato.
« Vous m’avez manqué – Histoire d’une dépression française » (Arènes) è il libro appena uscito nel quale Birenbaum racconta la sua ri-connessione alla vita, al prezzo di una depressione dalla quale è uscito grazie a «amore, amicizia, psichiatria e farmaci». Non è affatto un libro del genere catastrofico-luddista anti-Internet, e questo lo rende più interessante. «La mia iper-connessione è stata un sintomo della malattia, non la causa: la sofferenza esisteva già. Il web e le sue applicazioni non hanno fatto altro che moltiplicare il malessere, ma sarebbe stupido dare la colpa allo strumento. Il problema era come io lo usavo, e cioè in modo ossessivo. E poi picchiavo duro nei miei pezzi di opinione, ero dominato dalla collera. Grazie alla depressione, e allo psichiatra, sono arrivato a capire che la rabbia dipendeva dal mio passato, dalla mia storia famigliare mai digerita davvero» (…)

http://www.corriere.it/esteri/15_aprile_03/twitter-depressione-opinionista-francese-7adcb440-d9c6-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

http://videos.lexpress.fr/actualite/medias/video-guy-birenbaum-de-twitter-a-la-depression_1667424.html

Guy Birenbaum

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