Televisione

06 aprile 2015 | 10:30

Ddl Rai: analisi punto per punto della nuova disciplina della governance. E alcune sorprese…

Ddl Rai: analisi punto per punto della nuova disciplina della governance. E alcune sorprese come la decisione eliminare lacci e complicazioni burocratiche liberando l’azienda dagli obblighi legati ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Luigi Gubitosi (foto Olycom)

Luigi Gubitosi (foto Olycom)

Sono rimasti molto delusi tutti quelli che si aspettavano che il ddl ‘Disciplina della governance della RAI s.p.a.’, pubblicato venerdi 3 aprile nel tardo pomeriggio sul sito governo.it (http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=78203), contenesse interventi di ampio respiro per disegnare un nuovo modello di servizio pubblico. Il ddl molto scarno in sei articoli interviene invece con alcune modifiche sul decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 e sulla legge Gasparri per ridefinire i criteri di nomina e il modello di governance della Rai, e per liberare la Rai dagli obblighi che le erano stati imposti uniformandola alle aziende pubbliche.
Il ddl da un ruolo diretto al governo nella nomina del cda, presente anche con due rappresentanti nel consiglio (ridotto da 9 a 7 membri), limita il ruolo dei partiti, togliendo di mezzo la Commissione parlamentare di Vigilanza, per coinvolgere direttamente Camera e Senato (che sceglieranno 2 membri a testa) e inaugura la prassi di far partecipare i dipendenti che possono esprimere un consigliere.
Comma 6 Art 2 ddl : “L’elezione del consiglio di amministrazione avviene sulla base di una lista composta da 4 membri, eletti
due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato, 2 membri di nomina governativa, designati dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze e un membro designato dall’assemblea dei dipendenti di RAI Spa secondo modalità che garantiscano la trasparenza e rappresentatività della designazione stessa”

Il ruolo del cda della Rai viene depotenziato e uniformato seguendo i criteri utilizzati nelle società per azioni, perdendo i superpoteri decisionali e politici avuti finora (vedi Statuto Rai Spa nei Documenti di Primaonline.it). Dice infatti il ddl:
“.. oltre ai compiti allo stesso attribuiti dalla legge e dallo statuto della società, approva il piano industriale, il piano editoriale, il preventivo di spesa annuale, gli investimenti superiori a 10 milioni di euro”

Ridimensionato il ruolo della Commissione parlamentare di Vigilanza che viene privata dei suoi poteri di nomina del cda, ma rientra incomprensibilmente in scena quando si tratta di affrontare la revoca dei componenti del consiglio di amministrazione (articolo 2 del ddl al comma 7) che viene
“deliberata dall’Assemblea ed acquista efficacia a seguito di valutazione favorevole della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi”.
La Commissione mantiene invece inalterate le sue
“ funzioni di indirizzo generale e di vigilanza dei servizi pubblici radiotelevisivi” con il consiglio di amministrazione che “riferisce annualmente alla medesima Commissione sulle attività della RAI s.p.a.”

La figura dell’amministratore delegato con ampi poteri decisionali e autonomia è una novità fortemente voluta da Renzi per la nuova governance della Rai. Nel ddl il nuovo ruolo viene descritto cosi:
“L’amministratore delegato, nominato dal consiglio di amministrazione su proposta dell’assemblea:
a) risponde al consiglio della gestione aziendale e sovrintende alla organizzazione e al funzionamento dell’azienda nel quadro dei piani e delle direttive definite dal consiglio di
amministrazione;
b) assicura la coerenza della programmazione radiotelevisiva con le linee editoriali e le direttive
adottate dal consiglio di amministrazione; c) firma gli atti e contratti aziendali attinenti alla gestione della società, provvede alla gestione del personale dell’azienda e nomina i dirigenti apicali, sentito il consiglio di amministrazione;
d) propone all’approvazione del consiglio di amministrazione gli atti e i contratti aziendali aventi carattere strategico, ivi inclusi i piani annuali di trasmissione e di produzione e le eventuali variazioni degli stessi, nonché quelli che, anche per effetto di una durata pluriennale, siano di importo superiore
a 10 milioni di euro;
e) provvede all’attuazione del piano di investimenti, del piano finanziario, del preventivo di spesa annuale, delle politiche del personale e dei piani di ristrutturazione, nonché dei progetti specifici approvati dal consiglio di amministrazione in materia di linea editoriale, investimenti, organizzazione aziendale, politica finanziaria e politiche del personale.”

Sarà interessante verificare dove riusciranno a trovare questo campione di managerialità offrendo uno stipendio di circa 250mila euro all’anno, se l’ad della Rai dovrà sottostare, come sembra, alla norma decisa proprio dal governo Renzi nell’ aprile 2014 che prevede un tetto agli stipendi degli amministratori delle società controllate dal ministero del Tesoro. E per rendere ancora meno attraente la poltrona il ddl specifica che
“ l’amministratore delegato non è dipendente di RAI s.p.a. e rimane in carica per tre anni dall’atto di nomina, salva la revoca delle deleghe in ogni momento da parte del consiglio di amministrazione, sentita l’assemblea” e che “in caso di revoca al medesimo amministratore spetta un’indennità pari a tre dodicesimi del compenso annuo”.
Ma non c’è da preoccuparsi: c’è infatti la coda di candidati che, sufficientemente in denaro grazie a ben remunerate carriere manageriali, sono interessanti ad impegnarsi in una partita così sfidante, di grande importanza e visibilità come inventarsi e gestire la Nuova Rai.

La Rai liberata da gare e lacciuoli burocratici. La parte del ddl che ha trovato particolare consenso a Viale Mazzini riguarda la decisione di liberare l’azienda dagli obblighi legati ai contratti pubblici di lavori, servizi e forniture che rendono un inferno il lavoro di produzione soprattutto aRaiuno, Raidue e Raitre, obbligate a fare gare per ogni contratto con l’esterno. Il documento del governo (nei Documenti di Primaonline) che accompagna il ddl spiega la decisione: “La Rai non è una municipalizzata di provincia, la prima industria culturale italiana non può sottostare a procedure cavillose chilometriche o avere l’incubo della Corte dei Conti, senza peraltro che questo l’abbia salvata da vicende poco chiare e scandali”. Il ddl trasferisce in pratica queste convinzioni stabilendo che
“ I contratti conclusi da RAI s.p.a. aventi per oggetto l’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione e le relative acquisizioni di tempo di trasmissione di programmi radiotelevisivi sono esclusi dall’applicazione della disciplina del decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163, ai sensi dell’articolo 19 dello stesso decreto” e inoltre che “I contratti conclusi dalla RAI s.p.a. aventi per oggetto lavori, servizi, forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria non sono soggetti agli obblighi procedurali previsti per tale tipologia di contratti dal decreto legislativo 12 aprile 2006. n.163”.

Disciplina del finanziamento pubblico della RAI s.p.a. Uno dei problemi più importanti per il futuro della Rai, quello legato alle risorse economiche e cioè cosa fare con il canone (su cui ci si è esercitati per mesi senza partorire nessuna idea valida), viene rimandato ad altra data. Il ddl se la cava insomma delegando il Governo
“ad adottare entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge uno o più decreti legislativi per la disciplina del finanziamento pubblico alla RAI s.p.a. sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi: a) revisione della normativa vigente in materia di canone, tenendo conto della giurisprudenza delle corti superiori; b) efficientamento del sistema del finanziamento pubblico della RAI s.p.a. in considerazione del livello di morosità riscontrata, dell’incremento delle disdette, dell’analisi costi-benefici nel perseguimento di politiche finalizzate a perequazione sociale ed effettività della riscossione; c) indicazione espressa delle norme abrogate; d) armonizzazione del sistema di finanziamento al modello societario della RAI s.p.a.”.

Riforma della Gasparri. Stesso escamotage anche per gli interventi promessi per riformare la legge n.177, più nota come Legge Gasparri, ministro delle Comunicazioni del governo Berlusconi che l’ha varata, e per disegnare una nuova legge adeguata all’ attuale sistema dei media. Come dice infatti l’articolo 5 del ddl, intitolato ‘Abrogazioni e riassetto normativo’ , il governo si da
“12 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la modifica del decreto legislativo 31 luglio 2005 n. 177, in materia di servizi media audiovisivi e radiofonici. La nuova regolamentazione punta al “a) riordino e semplificazione delle disposizioni vigenti; b) definizione dei compiti del servizio pubblico con riguardo alle diverse piattaforme tecnologiche tenendo conto della innovazione tecnologica e della convergenza delle piattaforme distributive”.

Si indica un anno dall’entrata in vigore del disegno di legge, ma quali saranno i tempi necessari a Renzi per farlo digerire alla Camera e al Senato dove c’è da aspettarsi una battaglia dura e lunga su tutti i fronti? Il cda della Rai, nominato agli inizi di luglio 2012, sta per scadere.Lo statuto dell’azienda prevede infatti che “ i componenti del consiglio di amministrazione restano in carica per la durata di tre anni e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio dell’esercizio sociale
relativo all’ultimo anno di carica”. Poco più di due mesi con il governo impegnato su molte altre partite legislative. Si capisce perché Renzi puntasse al decreto legge.
Ed è è in scadenza anche il contratto triennale del direttore generale. Luigi Gubitosi garantisce di mantenere il timone fin tanto che ce ne sarà bisogno, sempre che non gli arrivino proposte per altre posizioni all’altezza del sue capacità e aspettative.
La Rai è abituata a navigare con ogni tempo e quando si è trovata in mezzo alle tempeste della politica ha paradossalmente vissuto i suoi momenti migliori. Ma oggi i problemi da affrontare sono tanti e molto complessi, a partire da come fare i conti con il nuovo panorama mediatico in cui i colossi come Google, Murdoch, Discovery, liberi dai condizionamenti della politica italiana, si agitano come velociraptor pronti a strappare a morsi quote di mercato alla Rai.

Leggi o scarica la Presentazione della nuova Rai (PDF)