10 aprile 2015 | 17:59

“Mai avrei sacrificato la famiglia in favore della carriera”. La presidente della Rai Anna Maria Tarantola si racconta, tra nipoti, cucina e gestione del potere

Il Corriere della Sera dedica un lungo ritratto-intervista alla presidente della Rai Anna Maria Tarantola su come conciliare lavoro e carriera, il ruolo chiave del marito. Non mancano accenni alla mission della Rai per quanto riguarda figura e ruoli femminili.

Anna Maria Tarantola (foto Olycom)

Anna Maria Tarantola (foto Olycom)

«Le assicuro – dice – che mai avrei sacrificato la famiglia in favore della professione e della carriera. Potendo conciliare l’una e le altre, sono andata avanti. Il principale alleato è mio marito. Siamo insieme da quarant’anni. Tra noi due, lui, commercialista (ora in pensione), agli inizi era il più in luce. In seguito, le parti si sono invertite, senza contraccolpi, in modo naturale. Lui è stato molto presente e comprensivo. Gliene sono grata». (…)

Donna di potere? «Il potere, se così vogliamo chiamarlo – afferma – per me significa responsabilità. Tanto più se si è ai vertici di istituzioni pubbliche. E questo è il mio caso». «In mi hanno anche preso un po’ in giro – continua – poiché ho passato i primi tempi a studiare». Secchiona? «Impegnata. Se non si conosce non si può operare». Il suo nome era circolato fra le candidature femminili alla presidenza della Repubblica. Lusingata? Accenna a un sorriso.

C’è anche spazio per parlare di occupazione femminile e obiettivi di Lisbona, quel 60% di occupazione femminile che l’Italia è ben lontana dal raggiungere.

«Le donne, pur avendo compiuto molti passi avanti, sono ben lontane dalla parità, soprattutto nel lavoro – dice -. In Italia, il tasso di occupazione femminile , circa 20 punti
sotto quello maschile, si attesta sul 46%, a fronte del 60, sancito a Lisbona». Il riferimento è a un Consiglio straordinario degli Stati membri dell’Unione Europea, tenutosi a Lisbona nel 2000, che fissava, tra gli altri obiettivi, il 60% di occupazione femminile da raggiungere nell’arco di un decennio. Tarantola considera le quote per le donne una «necessaria forzatura», uno strumento temporaneo. «Non basta, però, che le donne entrino nei consigli di amministrazione. Quel che conta è il loro ruolo», riflette. Quindi, precisa: «Parità non significa uguaglianza tout court. Le donne sono differenti dagli uomini e la diversità è un valore».

«Il rispetto impronta ogni mio atto, consapevole del ruolo che ricopro – dice -. Poiché la è servizio pubblico, come tale deve fare cultura e trasmettere agli utenti alcuni contenuti. Alludo, per esempio, al modello positivo di uomini e donne. Che va ritrovato nelle trame delle fiction, nei comportamenti e nel look di conduttori e conduttrici». Non le sembra di essere un po’ moralista? «No, la tv pubblica ha degli obblighi. C’è spazio per altro nelle tv commerciali». (…) Quando si chiuderà il suo mandato , come vorrebbe essere ricordata? «Come un presidente che ha cercato di orientare l’operatività e la linea editoriale dell’azienda al servizio del cittadino, puntando sulla qualità del prodotto. Un presidente che ha cercato di rendere la più internazionale».

Corriere della Sera, 10 aprile 2015