12 aprile 2015 | 14:36

Gubitosi: giudizio positivo su ddl Rai che rafforza i poteri dei vertici e per dare speditezza decisionale all’azienda

Luigi Gubitosi, il direttore generale della Rai, il cui contratto scade a giugno, non ha voglia di lasciare Viale Mazzini, dove ha fatto un buon lavoro (la quotazione di Rai Way che crea i presupposti per una possibile e positiva futura concentrazione nel business delle torri di trasmissione, e il piano di riorganizzazione dell’informazione sono importanti obiettivi raggiunti, e i dati di bilancio che presentera’ al cda il 17 aprile dimostreranno altri pezzi del lavoro fatto).

Luigi Gubitosi (foto Olycom)

L’umore di Gubitosi, un personaggio di poca comunicazione se non con gli amici intimi, si e’ capito alla presentazione del libro ‘Tv e culture. Milano, Italia, Europa’, organizzato venerdi 10 aprile, a Roma, dove il dg Rai ha detto di auspicare “una razionalizzazione dell’azienda, che è una Spa e per questo ha bisogno di speditezza nelle decisioni”. Ribadendo di non aver subito mai pressioni dal governo attuale e dai precedenti ha sottolineato che “non cercare riconferme aiuta a essere indipendenti”.
Agli elogi del manager sul rafforzamento dei poteri del vertice aziendale contenuto nella riforma, si sono contrapposti i pareri negativi di tre costituzionalisti: Roberto Zaccaria, Fulco Lanchester e Stefano Merlini. “Questo intervento che non chiamo riforma – ha sostenuto il primo – parte da una visione retrospettiva piuttosto che avere uno sguardo sul futuro. Il concetto dell’indipendenza è del tutto assente, perché la governance è fondata su un accresciuto ruolo di partiti e governo. Nessuna rappresentanza è concessa alla società civile. La Commissione di Vigilanza appare sempre più come un inutile soprammobile. La Rai resta inoltre sotto la scure della privatizzazione: sembra un regime transitorio”.
Critico anche Merlini, che si è detto “indignato leggendo la norma che stabilisce che la Rai provveda all’adeguamento del proprio statuto entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge”. “Ha diritto la Rai alla propria autonomia o no? – si è chiesto il giurista – l’articolo 9 della Costituzione stabilisce che la Repubblica promuove la cultura ma non la gestisce direttamente. Purtroppo invece il modello della legge è quello utilizzato nelle principali istituzioni culturali”.
Ha posto l’accento sulla fonti di nomina del Cda l’altro costituzionalista Lanchester, secondo il quale con il premio di maggioranza potrebbe avvenire che i consiglieri vengano nominati tutti dalla maggioranza, oltre ai due di nomina governativa. Il problema – ha spiegato – è se questa riforma sia compatibile o meno con una democrazia pluralista.
Del futuro della Rai si parla anche nel volume presentato al teatro Argentina e realizzato dalla Fondazione Paolo Grassi. Quanto al passato Gubitosi ha detto: “una delle cose di cui siamo contenti la presidente Tarantola ed io è il fatto di non aver trasmesso l’Isola dei famosi nonostante il successo che abbiamo visto che ha avuto su Mediaset, perché noi siamo servizio pubblico. Noi competiamo con gli altri broadcaster per portare il pubblico a vedere qualcosa di diverso” .
Il libro presentato raccoglie gli atti di un convegno che si è tenuto nel 2013 a Roma sul rapporto tra tv pubblica e cultura ed uno successivo centrato sul rapporto tra la Rai e la città di Milano. A presentarlo il presidente della Fondazione Stefano Rolando e il direttore del teatro di Roma Antonio Calbi. Nel dibattito moderato da Duilio Gianmaria è intervenuto anche il dirigente del Mibact Nicola Borrelli. “Il clima di diffidenza e disaffezione nei confronti del ministero dei Beni culturali che c’era in passato da parte del governo ora non c’è più – ha sottolineato Borrelli – oggi lavoriamo per costruire e non per parare i tagli continui alle risorse del ministero. C’è stato un cambio di rotta per cercare un nuovo assetto dei rapporti tra broadcaster e produzione indipendente per favore la crescita del settore”.